A meta’ del ponte

Sto camminando.
Arrivato a metà del ponte mi fermo sotto il secondo lampione spento.
Mi giro verso sud, verso gli appennini. Non li vedo, ormai il cielo è nero e punteggiato da una sola stella, ma so che sono là.
Quasi mi chiamano.

Una leggera brezza mi arriva in faccia. Socchiudo la bocca e provo ad assaggiare gli odori che trasporta oltre al poco di fresco dopo una giornata afosa. Pistacchio, limone e pesca; gli unici sapori che sento sono quelli dei gusti del gelato che ho appena mangiato.
Alle mie spalle so che il torrente prosegue verso la pianura. Su un suo lato le colline declinano lentamente verso il piattume oltre la pedemontana; solo il castello illuminato sembra volersi ancora ergere sopra tutto e tutti.

Mi appoggio con i gomiti sulla balaustra e osservo.

Osservo la vita che scorre in lontananza con i fari delle auto che si muovono sulle strada o che attraversano il paese.
Osservo i suoni che giungono dalle case e le palline del biliardino al bar. Osservo gli aromi di cibi e spezie. Non percepisco in realtà nulla, perché di reale in tutto questo non c’è niente.
Osservo tutto nella mia testa, perché ho chiuso gli occhi proprio mentre sopra di me l’ombra scura di un corvo passa e va a seguire una corrente d’acqua ormai arida e nascosta.
Sto giocando con i ricordi. Mi concentro a scavare dentro la mia mente per non restare solo con i miei pensieri. Ma loro sono li e mentre cerco di regolare il mio respiro in un ritmo calmo e rilassato, loro ritornano ad occupare ogni spazio.
Esco dal mio corpo e vedo la fronte riempirsi di linee frammentate e profonde in una espressione di vuoto e insicurezza trasmessa da immagini un futuro indecifrabile e un presente incerto che non riesco a programmare e a sentire mio se non nelle persone a cui voglio bene, mentre tutto il resto è solo un procedere lento e confuso.

Sono stanco, molto stanco. Sono sfiduciato.

Il venticello si fa più forte e mi trovo a sperare che arrivi ad essere così intenso da strappare i dubbi dal mio animo per portarseli via, verso quella zona bassa e lontana che non potrà mai essere il mio mondo.
Ma questa arietta non può farcela e loro restano dentro, protetti e presenti.
Posso solo riaprire gli occhi e riprendere il cammino per superare l’altra metà del ponte e ritornare, forse, a casa.

So long
A.

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