Invidia …

Invidia

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Andrea Ferrari…‪ e ti “invidio” per questo. anche se la parola è grossa e sbagliata perché in realtà sono felice per te, per voi ….. mi fa riflettere…
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Fausto Accorsi‪ Un giorno se vorrai mi spiegherai le tue riflessioni! Magari domani sera di persona!!

“allora, ti va di dirci cosa ti fa riflettere?”

“Cosa c’è di più bello che realizzare un sogno, se non quello di realizzarlo con le persone che amo?”
Invidia è una parola grossa e sbagliata, non riflette il mio vero sentire, le vere emozioni che provo per le due persone che ho davanti a me.
Fausto e Laura.
Uno è un caro amico e l’altra è sua figlia, la mia “nipote” anche se non c’è alcuna parentela, ma ha un’età che potrebbe essere mia figlia.
Per loro sono molto felice, perché riescono a condividere momenti lunghi e piacevoli svolgendo e condividendo quella che è una passione per entrambi, in questo caso la fotografia.
Ma non penso sia importante quale sia la passione, ma che loro due, padre e figlia, riescano a ritagliarsi momenti di complicità, di passione. Insieme.
Sono attimi che conserveranno per sempre e che continueranno ad unirli anche quando le strade si divideranno, come sarà naturale; lei continuerà a crescere, inizierà realmente a farsi una vita e chissà, il tempo per fotografare insieme sarà meno. O forse, no.
Ma non importerà, perché avranno il ricordo di momenti passati insieme che li legherà per sempre.
Il condividere dei momenti, è diverso dall’essere solamente insieme.
Io posso impegnarmi per accompagnare e supportare sempre mio figlio mentre svolge le attività che lo coinvolgono; ma non sarà mai come essere li a farle con lui.
Io e Niki non abbiamo gusti in comune e quindi non mi resta che essere la presenza costante che lo sprona ad impegnarsi e, soprattutto a divertirsi. Gioiendo per lui quando lo vedo soddisfatto o cercando di spiegargli le cose quando lo vedo scontento.
Sperando siano frammenti che possano restargli dentro.

“Fotografando praticamente tutte le settimane realizzo il mio sogno”.
Nel corso degli anni, per lui la fotografia è diventata sempre più la realizzazione di un sogno, una passione che è cresciuta e che lo ha migliorato, non solo fotograficamente.
Con tenacia ha cambiato il suo approccio, si è fatto un gusto personale che ora riesce ad esprimere in modo compiuto.
La sua evoluzione è stata costante e la qualità delle riprese lo dimostra. Credo che abbia anche cambiato il modo di vedere il mondo e la fotografia lo abbia anche aiutato a formarsi culturalmente.
Sono felice per lui e gli auguro con tutto il cuore che possa coltivare la sua curiosità per sempre.
Ma se guardo a me, mi accorgo che ho avuto un percorso inverso. Negli anni in cui lui cresceva, io iniziavo ad abbandonare la fotografia.
Un po’ alla volta sono arrivato a non riuscire più a vedere le immagini.
Visitare mostre, disquisire di scatti, valutare portfolio mi interessa ancora, mi piace molto.
Ma lo scatto no.
Molte volte mi capita di portare a spasso la reflex per una giornata e di non scattare nulla.
Non ho più argomenti da esprimere.
Magari non li ho mai neanche avuti.
Ad inizio anno ho deciso che DEVO arrivare a terminare un paio di progetti fotografici che ho nel cassetto da anni; li porterò in visione al mio circolo e poi credo che riporrò tutta l’attrezzatura nella vetrinetta, in attesa di liberarmene perché so già che odierò vedere quegli oggetti fare la polvere inutilizzati.

So long
A.

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