Fotograficamente apatico

(Tratto da Wikipedia)
L’apatia (dal greco a-pathos, letteralmente “senza emozione”) è una riduzione dei comportamenti finalizzati, dovuta a mancanza di motivazione; da un punto di vista filosofico consiste nell’assenza di passioni (páthos).

Tre settimane fa mi era stata chiesta la disponibilità a supportare un amico fotografo per il matrimonio di una conoscente comune. Mi fece piacere per la fiducia che dimostravano per me ma mi mise addosso una strana forma di ansia che sapevo non essere derivante dall’onere a cui risposi positivamente.
Pochi giorni fa mi è stato detto che non avrei più dovuto ma che avrei comunque potuto farlo. Ho sentito un sollievo.
Non credo che quel giorno fotograferò.
Ormai è tanto che non lo faccio.
Non ricordo neanche più se l’ultimo lavoro vero sia stato un matrimonio di una coppia di amici o se era un progetto di racconto fotografico incentrato su una squadra di calcetto femminile che non ho più portato avanti.
Ora che ci penso, l’ultima volta che ho usato reflex e obiettivi era durante un fine settimana in Maremma nel novembre dello scorso anno, ma non è che cambi granché, anzi.
La fotografia entrò nella mia vita in un periodo in cui non mi era possibile fare le cose che mi erano sempre piaciute e solo perché amici si stavano cimentando nella scoperta dei piaceri dell’immagine stampata.
Era il 1997.
 Dopo un paio di anni, di quel gruppo rimasi solo io.
Curioso, sto già usando verbi al passato.
Da allora, ho sperimentato, ho provato, ho scoperto tante cose sulla fotografia e su di me. Diapositive, colore, bianco e nero, digitale. Composizione, armonia, svago, progetti.
Idee, sensazioni. Emozioni.

Ho capito molto di me grazie alla fotografia: che mi piace rapportarmi con gli altri, che mi piace spiegare la fotografia ad altri, che continua a piacermi il vederne e il parlarne, che mi piace trasmettere emozioni.
Devo ringraziare la fotografia per in grande numero di amici che nel tempo ho potuto conoscere.
Ho capito la mia difficoltà a cimentarmi nella ripresa di singole immagini, di sporadici attimi; mi è sempre piaciuto lavorare su progetti più ampi e che coinvolgessero le persone. Questo ha sempre richiesto tempo perché è un tipo di lavoro che necessita di varie sessioni di lavoro indispensabili soprattutto ad instaurare un legame con le persone.
Ogni tanto penso che la fotografia stia uscendo dalla mia vita perché con la famiglia, gli impegni e lo svago della mtb il tempo non basta mai e qualcosa si deve sacrificare.
 Ma sono piccole bugie che mi dico per mascherare questa apatia che ho dentro; questa totale mancanza di voglia che da troppo sento dentro.
Mi serve l’idea per trovare la voglia di cominciare e ora non ne ho. Da molti mesi non ne ho e faccio molta fatica anche ad immaginarmi ancora con lo spirito che sentivo prima.
E’ giunto il momento di staccare veramente, di liberare quello scomparto nell’armadietto in ufficio e di riporci dentro ottiche e corpi macchina; tutti puliti e in ordine nei loro sacchetti morbidi.
In attesa di vedere se prima arriverà la voglia di ripartire o la vendita di tutto per la stanchezza di vedere della roba inutilizzata nella vetrinetta.

So long
Andrea

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