Il campo di patate – 2a parte

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Era il commerciante, raggiante e felice.
“Sua moglie ce l’ha fatta! E’ riuscita dove tutti prima di lei avevano fallito. Si vedono già i primi germogli.”
L’artigiano sorrise, tranquillo, se lo sentiva dentro che la moglie avrebbe realizzato quel piccolo miracolo

Fu così che, dopo alcuni mesi quando tutto fu pronto, la famiglia dell’artigiano si trasferì nella nuova residenza. Quando partirono a salutarli c’erano solo gli amici, i pochi clienti del loro orto, un alternarsi di espressioni di gioia per l’avventura che li attendeva e di tristezza per qualcosa che il paese avrebbe perso. C’era anche l’unico compagno di giochi del figlio, un bambino che gli donò un ciondolo con una pietra. Il figlio abbracciò il suo amico e piangendo gli disse“se mai avrai bisogno io tornerò”.
Visto che la terra che la coppia ricevette dalla gente di “Attraversatolo” era tre volte il loro appezzamento, la casa era più grande e anche la bottega dell’artigiano andava oltre le necessità dell’uomo, i due decisero di lasciare la terra che fu dei fratelli alla comunità, purché la gente la facesse fruttare, altrimenti sarebbe tornata a loro.
Ma nessuno degli abitanti del paese “Là dai laghi delle rane” si degnò di continuare la loro opera e la terra a poco a poco iniziò a produrre solo del frumento.
Pochi pensarono a loro nei tempi a venire e, un poco alla volta, il ricordo si fece sempre più sfumato finché si perse.
Gli anni passarono, le persone del paese di “Là dai laghi delle rane” invecchiarono, i bambini si fecero uomini e divennero a loro volta genitori. Il paese prosperava sulla farina prodotta con il frumento dei campi, alla gente non interessava altro che gustare il benessere in cui erano avvolti. Tutto procedeva in una soporifera tranquillità.
Senonchè una strana malattia colpì tutti i bambini del paese. Tutti i piccoli si sentivano stanchi, svogliati, avevano continui problemi di stomaco e tutto peggiorava dopo mangiato.
Nessuno del paese di “Là dai laghi delle rane” sembrava capire quale potesse essere la causa.
In poco tempo la strana situazione del paese di “Là dai laghi delle rane” venne raccontata nei territori vicini; numerosi medici, e stregoni arrivarono nello sventurato paese ma nessuno di loro riusciva a porre rimedi e i bambini stavano sempre più male
Finché, una mattina, entrò in paese un carro. A cassetta un uomo dalla testa coperta dal cappuccio del mantello; dietro una donna con un figlio. Nell’indifferenza dei cittadini si diresse alla casa che fu dell’artigiano e della sua famiglia.
Sceso dal carro l’uomo e sua moglie iniziarono a scaricare numerosi sacchi, scatoloni e una grande pignatta. Accesero un fuoco, vi adagiarono il pentolone che subito riempirono d’acqua. Quando questa bollì vi gettarono dentro il contenuto di uno dei sacchi e la donna iniziò a mescolare.
L’uomo, ancora incappucciato si diresse nell’ufficio del sindaco e gli disse:“io ho la cura per la malattia che fa tanto male ai vostri figli. Fateli radunare davanti alla casa dove c’era il campo di patate”.
E uscì per tornare dalla moglie.
Quando ebbero finito di preparare la loro pozione davanti alla casa si era radunato l’intero paese.
L’uomo guardò le persone che incerte lo scrutavano.
“Non abbiate timore” disse “Il problema è piuttosto semplice: La colpa è del cibo”
Tutta la popolazione guardò basita lo straniero; non comprendeva bene quello che intendesse.
“Voglio dire che a forza di mangiare pasta e pane il vostro corpo non riesce più a digerirlo bene. Ne siete intossicati”
“Ora avvicinatevi. Per sette giorni i vostri figli dovranno mangiare il liquido che io farò bollire in questo pentolone. Se fra sette giorni loro non staranno meglio noi ce ne andremo. Ma se entro tale scadenza i vostri figli miglioreranno, noi vi diremo come preparare altra medicina e chiediamo solo che ci aiutate a sistemare questa casa e questo campo che vi fu donato e che voi avete lasciato cadere in disgrazia”.
Per sette giorni a pranzo e a cena, i bambini del paese si recarono a casa dello straniero per prendere una tazza di medicina.
E quello che l’uomo promise, si compì: i bambini guarirono.
Il sindaco del paese volle allora capire quale segreto custodisse la pozione.
“Nessun segreto” disse lo straniero togliendosi infine il mantello “Solo del bollito di verdure. Un normale minestrone, che ormai voi non sapete più preparare”
Il sindaco riconobbe al collo dello straniero il ciondolo che lui gli aveva regalato tanti anni prima.
In poco tempo, ogni persona del paese volle aiutare il figlio dell’artigiano a sistemare la casa e ha preparare il campo che venne seminato con i semi contenuti negli scatoloni.
Dopo alcuni mesi fecero finalmente ritorno, nel paese di “Là dai laghi delle rane”, pomodori, insalata, fagioli, piselli, di cocomeri, meloni e zucche. Anche piccole piante da frutto iniziarono a crescere.
Fu così che gli abitanti di “Là dai laghi delle rane” compresero che la vera ricchezza stava nelle possibilità che furono offerte e che la follia fu perderle.

So long
Andrea

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5 pensieri su “Il campo di patate – 2a parte

  1. Grazie a tutti, troppo buoni !!!! 😉
    @Milla. Questa è la versione realizzata dopo il corso. La versione precedente, che si trova ancora all’interno del blog, mostra che la disillusione può portare a creare racconti, magari anche piacevoli, ma che non sempre i finali sono quelli che un sogna. E nella realtà non so se il figlio tornerebbe ….

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  2. …ma perchè non scrivi una storia su di uno che da il paese di “Là dai laghi delle rane” va a stare in “Bulgaria” e un giorno in compagnia di un altro abitante del paese di “Là dai laghi delle rane” dopo un lungo pellegrinaggio arrivano nel paese montano di “Stola se” e li capiscono quanto può essere divertente, indossando delle strane armature, scendere da ripidi pendii con le loro “bighe”…

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