Il campo di patate – 1a parte

E’ un racconto scritto in origine alcuni mesi fa, ri-elaborato per il corso di scrittura.
“Quando la disillusione è tanta, forse conviene rilassarsi e provare a non chiudersi in se stessi ma a renderla comprensibile a tutti nel modo più semplice possibile: con una storiella …”

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Si racconta che, tanti anni fa, ai piedi delle colline ci fosse un piccolo paese immerso in una splendida valle. Attorno al paese era tutto un fiorire di campi, tranne che per un angolo di terra in cui si erano formati tanti laghetti ricchi di piante, ninfee e rane.
Nessuno si ricordava più il vero nome del villaggio, per tutti era “Là dai laghi delle rane”.
Tra le storie che ancora si ricordano, si narra che nel villaggio vivesse un artigiano con la moglie. I due vivevano felici all’interno della comunità; soprattutto vedevano crescere bene il loro unico figlio; solo ogni tanto l’uomo poteva scorgere nello sguardo della donna un velo di insoddisfazione. Sapeva che era dovuto al fatto che la donna aveva un sogno che lui non era riuscito a soddisfare: lei avrebbe amato (si tratta di una azione desiderata, auspicata ma non ancora possibile nella realtà presente) molto lavorare con le piante.
L’artigiano era conosciuto in paese per la bravura con cui riusciva a sistemare tutti gli oggetti che gli portavano a riparare; si trattava di un lavoro onesto, che permetteva alla famiglia di vivere dignitosamente ma che difficilmente gli avrebbe permesso di acquistare un appezzamento di terra per la sua donna; inoltre, per poter soddisfare le esigenze dei clienti, avevano deciso di rimanere all’interno del paese e la donna altro non poteva che coltivare qualche fiore sui davanzali di casa.
Una sera si presentarono presso la sua bottega due fratelli,vecchietti, suoi cari amici, che vivevano un po’ fuori dal paese. Questi gli chiesero se poteva dare una occhiata alla loro attrezzatura e di fare una valutazione.
“Perché mi chiedete questo?”, chiese loro l’artigiano.
“Siamo vecchi ormai e abbiamo deciso di cedere il nostro pezzo di terra”, fu la loro risposta.
L’artigiano li osservò per un po’ e poi rispose“Domani vi saprò dire”.
Tutta la notte la passò ad osservare la moglie che dormiva al suo fianco ( magari stava proprio sognando le sue amate piante) e rimuginò.
Al mattino, deciso, si avvio verso la casa dei vecchi; li trovò che lo attendevano seduti sulle loro sedie a dondolo, davanti all’ingresso, sotto una piccola veranda.
I due sorridevano nel vederlo arrivare, come se già sapessero. O sperassero.
Era proprio così, in effetti. I due avrebbero ceduto volentieri a lui e alla moglie il loro pezzo di terra e la casa, in cambio della casa dell’uomo in città, perché, con loro si era “sempre dimostrato onesto e disponibile”.
L’uomo ci rifletté ancora un attimo, si trattava di un cambiamento grande per le sue abitudini e per il lavoro ma decise che la moglie lo meritava.
“Mi raccomando” gli dissero i vecchietti “guarda che questo campo è particolare e può darti tante soddisfazioni, ma anche tanta rabbia”.
L’uomo subito non capì; gli ci vollero alcuni giorni fino a quando, al termine del trasloco, la moglie cominciò ad osservare il pezzo di terra e si accorse, con molta sorpresa, che era un campo di patate.
Si deve sapere che in tutti i campi attorno al paese cresceva solo frumento, che gli abitanti coltivavano per produrre la farina per pane e pasta. La donna scoprì, però, che alcune persone venivano al suo campo per poter acquistare e gustare una verdura diversa; certo non un grande numero, ma abbastanza per poter collaborare al bilancio della famiglia.
Fu così che, mentre l’artigiano cercava di trasformare la rimessa al fianco della casa per poterne ricavare la sua nuova bottega, la moglie iniziò a pulire l’appezzamento dalle erbacce e a curare le sue piantine.
Dopo alcune settimane, venne all’uomo una idea: “Se ti aiutassi nei momenti liberi, credi che potremmo provare a piantare altre verdure? Saremmo gli unici e potremmo venderle”
Ben presto però, la novità non fu più tale e solo pochi si unirono ai clienti abituali e continuarono a tornare per servirsi dai due
Marito e moglie decisero allora di provare a coltivare varie tipologie di verdura, per cercare di offrire i prodotti preferiti a chiunque; fu quindi la volta di insalata, fagioli, piselli, di cocomeri, meloni e zucche.
Nonostante i loro sforzi, però, la maggior parte della gente non sembrava interessata; rimanevano solo alcune persone molto attente ad apprezzare i vari gusti.
A loro dispiaceva sia vedere che così tanta buona roba finiva per marcire sia che il loro impegno non sembrava riconosciuto e capirono così cosa intendessero i due fratelli quando parlarono di rabbia; non si trattava della rabbia furente e distruttiva, ma di un senso di frustrazione.
Marito e moglie decisero allora di continuare a coltivare i vari prodotti per sé, per il loro consumo, concedendo quello in più ai loro clienti abituali; la donna riuscì anche a piantare alcuni semi di frutto e, nel tempo, crebbero rigogliose piante di mele, di pesche, albicocche e ciliegie; anche i fichi erano squisiti.
La loro vita scorse tranquilla per alcuni anni, lui al lavoro nella sua bottega, la moglie a curare il piccolo pezzo di terra e il figlio che continuava a crescere sempre allegro e sano.
Forse per questo o perché il ragazzo dimostrava talento e interesse per la cura dell’orto, i suoi compagni lo deridevano, lo chiamavano folle quando preferiva aiutare la madre o leggere un libro, anziché andare a giocare con loro. Il piccolo non capiva il comportamento degli altri bambini e sempre più spesso si isolava da loro per rimanere con la madre.
Un pomeriggio passò a fianco del loro recinto un commerciante di un paese vicino, neppure di questo ci si ricorda il nome, solo che, essendo aldilà del fiume, per tutti era “Attraversatolo”. L’uomo rimase stupefatto nel vedere l’incredibile varietà di frutta e verdura che la contadina era riuscita a realizzare e, incredulo, non capiva come la gente del posto non ne approfittasse.
“Ah se voi foste nel mio paese …” esclamo il commerciane “non avete idea di che richiesta ci sia ma nessuno pare in grado di riuscire a far fruttare la terra. Le andrebbe di provarci?”
La donna non credette alle sue orecchie, era titubante.
“E qui come faccio?”
“Se accetta le doneremo un pezzo di terra ancora più grande e un giovane ad aiutarla”
“Ma mio marito, come può fare con il suo lavoro?”
“Non si preoccupi, conosciamo le capacità di suo marito, da noi avrebbe tanti nuovi clienti ed un carro con cavallo per poter seguire i suoi clienti del luogo. Facciamo così: lei ci conceda due mesi, se riesce a far nascere qualcosa dalle nostre terre troveremo una soluzione, altrimenti le pagheremo il disturbo”
Marito e moglie si guardarono a lungo negli occhi, entrambi pensavano che sia la nostra fortuna? e insieme dissero:“va bene, proviamo”
Due giorni dopo, si recò da loro un garzone che aiutò la donna a caricare i suoi attrezzi sul carro; marito e moglie si baciarono, poi lei si issò a cassetta e partì.
L’uomo per i due mesi successivi continuò a lavorare nella sua bottega e ad annaffiare e curare, grazie soprattutto all’aiuto del figlio, le piante, in attesa. Allo scoccare del sessantesimo giorno, vide arrivare un calesse.

Continua ……..

So long
Andrea

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