Cioccolato e lacrime, 3a Parte

Cioccolato e lacrime, di Andrea Ferrari – Racconto in PDF formato A5

Ricominciamo a chiacchierare; mangiamo e parliamo, e il tempo trascorre tranquillo come ogni volta che siamo insieme, da anni, ormai.
Mi parla, mi guarda e sorride; si sfila gli occhiali e li appoggia a fianco di piatti ormai vuoti; mi chiedo se è più bella senza o con loro indosso ma non trovo una risposta.

Ridiamo e lei si appoggia a me, la testa tra il collo e la spalla; il mio braccio attorno alle sue spalle.
Il profumo di vaniglia è sempre più forte, è dappertutto, su suoi vestiti, sui suoi capelli.
Parla di ricordi della passata estate, di spiagge, di sole, ma io ascolto solo il suono della sua voce non mi interessano le parole.
Il letto è ancora intatto.
Colpi alla porta.
Forti.
“Strano, mia mamma non bussa mai così ……. Arrivo”
La osservo andare alla porta e sento che qualcosa si è rotto, che un momento, irripetibile, è passato.
Altri colpi.
Sempre più forti e continui.
“Ho detto che arrivo”
Altri colpi, rabbiosi.
Mentre fa scattare la serratura la sento dire “si può sapere chi è che vuole buttare giù la …” non riesce a finire la frase perché la porta viene spalancata violentemente, quasi la colpisce.
La porta l’ha aperta lui, arrabbiato.
Vivo la scena come da spettatore esterno di un film.
Lui è furioso. Le urla chiedendo spiegazioni: il perché lei sia lì, in quella casa, di chi è poi quella casa, perché è con me, nuovamente, come sempre.
Lui mi osserva e capisco il suo odio nei miei confronti. Non ci siamo mai sopportati molto, lui il suo uomo, io il suo migliore amico, ognuno in fondo geloso dell’altro, perché ognuno di noi ha solo una parte di lei.
Lo vedo strattonarla, accusarla di tradirlo. Lui non l’ascolta quando lei gli dice che quell’appartamento è per loro, che l’ha scelto pensando a lui. O forse l’ascolta ma è peggio, perché dentro si sente confuso, svilito nel suo ruolo di uomo.
Mi alzo e in un attimo sono tra loro. Lui non aspettava altro; mi insulta, mi spinge, mi colpisce. Non reagisco. Lascio che mi investa con le parole e i colpi. Non reagisco anche se potrei, anche se sono più alto e in forma di lui. Non reagisco neanche quando un pugno arriva sul labbro, perché lei me lo chiede con gli occhi umidi; sento il sapore ferroso del sangue in bocca ma lascio che si sfoghi su di me, che lasci in pace lei.
Così com’è arrivato se ne va. Un attimo, un’imprecazione, una porta che sbatte.
Resto lì, al centro della stanza, immobile. Poi sento lei, i suoi singhiozzi. E’ ha terra, seduta.
Piange.
Mi chino su di lei e l’aiuto ad alzarsi. Lei si appoggia a me, la testa contro il mio petto. Piange.
Singhiozzi e lacrime.
Sangue e tristezza.
Senza dire nulla mi dirigo verso la camera con lei vicino.
La faccio coricare e vado a chiudere le persiane della porta-finestra; lascio solo una lama di luce a segnare i contorni nostri e degli oggetti.
Mi siedo accanto con la schiena contro la testiera in legno. Lei appoggia la testa su una mia gamba che avvolge con le braccia; mi stringe; non ha ancora smesso di piangere.
Le accarezzo i capelli e vorrei piangere anche io, perché quell’attimo che entrambi volevamo, non tornerà più.

… 2a Parte …

Fine

So long
Andrea

Continua …..

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