La ballerina dal basco rosso – 3a Parta


La ballerina dal basco rosso, di Andrea Ferrari – Racconto in PDF formato A5

Ore 13.00
Ha ragione, il locale ha in se il tempo che è scorso.

Abbiamo girato qualche minuto per i borghi e i vicoli dentro alla zona vecchia della città, vie strette, angoli di case con i muri in sasso, spessi, che d’inverno tengono dentro il calore del camino e d’estate impediscono alla frescura di andarsene. Oltrepassata la porta in legno con vetri gialli zigrinati, è come essere catapultati indietro nel tempo, quando i pasti erano momenti di ristoro e di conoscenza, attimi in cui capitava di dividere lo spazio del tavolo con il muratore e l’operaio, momenti in cui si scambiavano pezzi di pane e di vita. Anche ora, che l’atmosfera è decisamente più sobria, rimangono le pareti in colori caldi che sorreggono un soffitto solcato da grandi travi in legno. Dalla parte opposta un bancone in legno e ottoni opachi su cui campeggia la macchina per l’espresso. Tra noi, alcuni tavoli quadrati, coperti da tovaglie bianche in cotone robusto, circondati da seggiole con la seduta in paglia.
Al grido di “Tesoro, benvenuta!!”, una signora bassa e robusta si avvicina a noi. Mi chiedo se non siamo sul set di un film, in quanto davanti a me ho la vera rappresentazione della rezdora, della signora della casa: lungo vestito in cotone coperto da un enorme grembiule bianco e rosso uguale al foulard con cui copre i capelli, occhiali rotondi a fare coppia con la forma del viso.
“E finalmente non da sola”, dichiara squadrandomi da capo a piedi.
“Buongiorno Norma. Ha visto, oggi ho un amico a farmi compagnia”
Amico,non so perché ma la parola mi da fastidio e piacere allo stesso tempo.
Allungo la mano alla signora, “Piacere signora Norma, Andrea”
“Ma quanti convenevoli!! Su piantala che qui il signore è bello che morto da tempo. Va bene il solito tavolo? Si? Bon, muoviamoci allora che qui c’è ancora tutto da fare”.
Seguiamo la Norma verso un tavolo d’angolo a destra della porta.<
"Bon, per te il solito, immagino, ma a te cosa porto? L'hai letta la lista all'ingresso?”
"Veramente no” rispondo imbarazzato.
"No?! Allora facciamo così: faccio io. Un bel primo, un bel secondo e se non molli ti porto anche il dolce. Va ben?”
Mi sembra tutto molto surreale, tanto che ridendo, le dico di “Si” quando lei è già quasi alla porta della cucina che urla qualcosa di incomprensibile ad un certo Gualtiero.
Per fortuna lei mi riporta a noi.
"Sai, mi fa piacere che ci sia qualcuno, tu, a farmi compagnia a pranzo. Di solito sono qui da sola, con la Norma che ogni tanto compare, scuote la testa e se ne va sussurrando “Mas pol ‘na ragasa acsi, sola, solèta?”.
Le successive due ore sono passate così con lei che mi parla della sua storia intervallata dalla Norma che ci manda all’ingrasso. Per la prima volta mi trovo interessato ad ascoltare altri parlare, non provo la solita indifferenza mascherata da interesse: mi interessa davvero. Sono felice di scoprire che la libreria rappresenta la sua libertà da quando ha preso il posto del negozio del meccanico per motorini del padre nel momento in cui è andato in pensione. Quel luogo è stato trasformato, stravolto, per dar vita ad un sogno, una fiammella che, lo comprendo dalle sue parole e dagli occhi che si velano per un istante, è sempre più difficile tenere in vita, sballottata dalle folate d’aria dei grandi negozi e dalla curiosità che si è assopita nella gente, coperta da frenesia, voracità, e stanchezza.
“Sai, ci sono dei giorni che mi alzo e mi chiedo chi me lo fa fare a continuare. Se non fosse che i muri sono miei, è certo che non riuscirei a mantenere in vita il negozio.” Me lo dice scostando lo sguardo. La pendola che batte tre rintocchi.
“Accidenti, è tardi. Chissà in quanti mi stanno già aspettando.”
Si alza. La precedo al banco dove la Norma sta già preparando la ricevuta dopo aver inumidito il lapis con la lingua. Saluto la padrona di casa promettendole che la andrò ancora a trovare. E stavolta so che non sto mentendo.

Ore 15.00
Usciamo. Il sole è riuscito a vincere la foschia e ora riesce a scaldarci durante il ritorno alla libreria.
“Chi è che ti aspetta?”
“Uno dei motivi per cui non mollo. Sin da piccola coglievo il piacere di essere circondata dai libri, che altro non sono che porte per mondi nuovi, sempre diversi. Il bello dei libri è che sei tu a costruirti le vicende, è la tua fantasia che da forma alle parole degli autori, non sei costretto a subirle come con i film. Ogni parola, ogni frase, serve a stimolare la tua immaginazione, ti fa essere regista ed attore del ruolo che hai scelto di vivere. Ed è un piacere che con gli anni non ritrovavo più, nascosto dalle parole vuote dei testi scolastici e di lavoro. Con il sopirsi del piacere, attorno a me ho visto il mondo grigio della conquista sociale, del lavoro espletato per dovere acquisito. Non ero felice anche se socialmente e economicamente appagata.”
Giungiamo all’ingresso del borgo e vedo davanti alla porta del negozio tanti bambini impazienti e alcuni adulti che cercano di contenerli.
“Li vedi? E’ anche per loro che vado avanti. Perché quando ho capito che quello che avevo conquistato non era quello che mi rendeva felice, ho deciso di cambiare tutto, di ritornare a quando il mondo era quotidianamente una piacevole scoperta e di trasmetterlo, per quanto mi fosse stato possibile, anche agli altri. Così, ora, ogni pomeriggio sono a disposizione di quei bambini. Leggo loro delle storie. Faccio in modo che i mondi della fantasia vivano in loro.”
Apre la porta e subito i piccoli corrono verso il loro spazio. Accende le luci, si toglie cappotto e basco rosso e li fissa all’attaccapanni.
“Sai, dovresti provare” mi dice. “Ti ho visto tante volte in tribunale e non mi sei mai sembrato molto contento.” Mille curiosità ora. Possibile che le mi fosse vicina e io non la vedessi? penso.
“Ti va di restare ad aiutarmi, per oggi, o hai altri impegni?”
Me lo chiede mentre il telefono suona per l’ennesima volta. Mi sento addosso gli sguardi seccati dei bambini, gli lascio fare quattro squilli poi lo spengo. Lo schermo si fa nero mentre le dico “no, oggi non ho niente da fare, ma resto solo se mi dici il tuo nome”.

Fine

So long
Andrea

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2 pensieri su “La ballerina dal basco rosso – 3a Parta

  1. Ho finito il libro oggi. Questo è il mio racconto preferito, forse perché anche io ho sempre sognato di avere una libreria mia. Ho amato molto anche il racconto Sono Cieco che mi ha rievocato un paio di ricordi decisamente piacevoli.

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    • Ciao Debby!!!
      grazie del commento. Mi fa piacere ti sia piaciuto questo racconto, è anche uno di quelli che ricordo con maggiore piacere.
      Mi stupisce ti piaccia “Sono cieco” perché essendo una struttura narrativa un po’ particolare a molti non ha lasciato tanto.
      A presto
      A.

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