Il campo di patate

“Quando la disillusione è tanta, forse conviene rilassarsi e provare a non chiudersi in se stessi ma a renderla comprensibile a tutti nel modo più semplice possibile: con una storiella …

Scarica Pdf (Adattato anche per e-reader)

Si racconta che, tanti anni fa, ai piedi delle colline ci fosse un piccolo paese immerso in una splendida valle. Attorno al paese era tutto un fiorire di campi tranne che per un angolo di terra in cui si erano formati tanti laghetti ricchi di piante, ninfee e rane. Nessuno si ricordava più il vero nome del villaggio, per tutti era “Là dai laghi delle rane”.
Le storie raccontano che all’interno del villaggio vivesse un artigiano con la moglie. I due erano felici soprattutto perché vedevano crescere bene il loro unico figlio; solo ogni tanto l’uomo poteva scorgere nello sguardo della donna un velo di insoddisfazione. Sapeva che era dovuto al fatto che la donna aveva un sogno che non era riuscito a soddisfare: lei amava molto lavorare con le piante.
L’artigiano era conosciuto in paese per la bravura con cui riusciva a sistemare gli oggetti che gli portavano a riparare; si trattava di un lavoro onesto, che permetteva alla famiglia di vivere dignitosamente ma che difficilmente gli avrebbe permesso di acquistare un appezzamento di terra; inoltre, per poter soddisfare le esigenze dei sui clienti, avevano deciso di rimanere all’interno del paese e la donna altro non poteva che coltivare qualche fiore sui davanzali di casa
Una sera si presentarono presso la sua bottega due fratelli,vecchietti, suoi cari amici. Questi gli chiesero se poteva dare una occhiata alla loro attrezzatura e di fare una valutazione.
“Perché mi chiedete questo?”, chiese loro l’artigiano
“Siamo vecchi ormai e abbiamo deciso di cedere il nostro pezzo di terra”, fu la loro risposta.
L’artigiano li osservò per un po’ e poi disse loro che “Domani vi saprò dire”
Tutta la notte la passò ad osservare la moglie che dormiva al suo fianco, magari stava proprio sognando le sue amate piante, e rimuginò
Al mattino, deciso, si avvio verso la casa dei vecchi; li trovò che lo attendevano seduti sulle loro sedie a dondolo, davanti all’ingresso, sotto una piccola veranda.
I due sorridevano nel vederlo arrivare, come se già sapessero. O sperassero.
Era proprio così, in effetti. I due avrebbero ceduto volentieri a lui e alla moglie il loro pezzo di terra e la casa, in cambio della casa dell’uomo in città, perché, con loro si era “sempre dimostrato onesto e disponibile”.
L’uomo ci rifletté ancora un attimo, si trattava di un cambiamento grande per le sue abitudini e per il lavoro ma decise che la moglie lo meritava.
“Mi raccomando” gli dissero i vecchietti “guarda che questo campo è particolare e può darti tante soddisfazioni, ma anche tanta rabbia”.
L’uomo subito non capì; gli ci vollero alcuni giorni quando, al termine del trasloco, la moglie cominciò ad osservare il pezzo di terra e si accorse, con molta sorpresa, che era un campo di patate.
Dov’è lo strano direte voi?
Beh, dovete sapere che in tutti i campi attorno al paese cresceva solo frumento che gli abitanti coltivavano per produrre la farina per pane e pasta. La donna scoprì, però, che alcune persone venivano al suo campo per poter acquistare e gustare una verdura diversa; certo non un grande numero, ma abbastanza per poter collaborare al bilancio della famiglia
Fu così che, mentre l’artigiano cercava di trasformare la rimessa al fianco della casa per poterne ricavare la sua nuova bottega, la moglie iniziò a pulire l’appezzamento dalle erbacce e a curare le sue piantine
Dopo alcune settimane, venne all’uomo una idea: “Se ti aiutassi nei momenti liberi, credi che potremmo provare a piantare altre verdure? Saremmo gli unici e potremmo venderle”
Decisero così di provare a piantare alcuni pomodori, che crebbero rigogliosi e divennero belli rossi. La novità corse di bocca in bocca e dai paesi vicini vennero ad acquistare le dolci palle rosse.
Ben presto però, la novità non fu più tale e solo pochi si unirono ai clienti abituali e continuarono a tornare per servirsi dai due.
I due decisero allora di provare a coltivare varie tipologie di verdura, per cercare di offrire i prodotti preferiti a chiunque; fu quindi la volta di insalata, fagioli, piselli, di cocomeri, meloni e zucche.
Nonostante i loro sforzi, però, la maggior parte della gente non sembrava interessata; rimanevano solo alcune persone molto attente ad apprezzare i vari gusti.
A loro dispiaceva sia vedere che così tanta buona roba finiva per marcire sia che il loro impegno non sembrava riconosciuto e capirono così cosa intendessero i due fratelli quando parlarono di rabbia; non si trattava della rabbia furente e distruttiva, ma di un senso di frustrazione.
Marito e moglie decisero allora di continuare a coltivare i vari prodotti per sé, per il loro consumo, concedendo quello in più ai loro clienti abituali; la donna riuscì anche a piantare alcuni semi di frutto e, nel tempo, crebbero rigogliose piante di mele, di pesche, albicocche e ciliegie, anche i fichi erano squisiti.
La loro vita scorse tranquilla per alcuni anni, lui al lavoro nella sua bottega, la moglie a curare il piccolo pezzo di terra e il figlio che continuava a crescere sempre allegro e sano a differenza degli altri bambini che erano un poco grassottelli e sempre ammalati. Forse per questo o perché il ragazzo dimostrava talento e interesse per la cura dell’orto, i suoi compagni lo deridevano, lo chiamavano folle quando preferiva aiutare la madre anziché andare a giocare con loro
Un pomeriggio passò a fianco del loro recinto un commerciante di un paese vicino, neppure di questo ci si ricorda il nome, solo che, essendo aldilà del fiume, per tutti era “Attraversatolo”. L’uomo rimase stupefatto nel vedere l’incredibile varietà di frutta e verdura che la contadina era riuscita a realizzare e, incredulo, non capiva come la gente del posto non ne approfittasse
“Ah se voi foste nel mio paese …” esclamo il commerciane “non avete idea di che richiesta ci sia ma nessuno pare in grado di riuscire a far fruttare la terra. Le andrebbe di provarci?”
La donna non credette alle sue orecchie, era titubante.
“E qui come faccio?”
“Se accetta le doneremo un pezzo di terra ancora più grande e un giovane ad aiutarla”
“Ma mio marito, come può fare con il suo lavoro?”
“Non si preoccupi, conosciamo le capacità di suo marito, da noi avrebbe tanti nuovi clienti ed un carro con cavallo per poter seguire i suoi clienti del luogo. Facciamo così: lei ci conceda due mesi, se riesce a far nascere qualcosa dalle nostre terre troveremo una soluzione, altrimenti le pagheremo il disturbo”
Marito e moglie si guardarono a lungo negli occhi, entrambi pensavano che sia la nostra fortuna? e insieme dissero: “va bene, proviamo”
Due giorni dopo, si recò da loro un garzone che aiutò la donna a caricare i suoi attrezzi sul carro; marito e moglie si baciarono, poi lei si issò a cassetta e partì.
L’uomo per i due mesi successivi continuò a lavorare nella sua bottega e ad annaffiare e curare, grazie anche al figlio, le piante, in attesa. Allo scoccare del sessantesimo giorno, vide arrivare un calesse. Era il commerciante, raggiante e felice.
“Sua moglie ce l’ha fatta! E’ riuscita dove tutti prima di lei avevano fallito. Si vedono già i primi germogli.”
L’artigiano sorrise, tranquillo, se lo sentiva dentro che la moglie avrebbe realizzato quel piccolo miracolo.
Fu così che, dopo alcuni mesi quando tutto fu pronto, la famiglia dell’artigiano si trasferì nella nuova residenza . La terra data loro era tre volte il loro appezzamento, la casa più grande e anche la bottega dell’artigiano andava oltre le necessità dell’uomo. I due decisero di lasciare la terra che fu dei fratelli alla comunità, purché la gente la facesse fruttare.
Ma nessuno degli abitanti del paese “Là dai laghi delle rane” si degnò di continuare la loro opera e la terra a poco a poco iniziò solo a produrre del frumento.
Nessuno pensò più a loro finché, alcuni anni dopo, una strana malattia colpì tutti i giovani del paese. Tutti loro si sentivano stanchi, avevano continui problemi di stomaco e tutto peggiorava dopo mangiato. Venne chiamato un medico della grande città che, dopo averli visitati, disse semplicemente: “Fate loro mangiare un bel minestrone per alcuni giorni e vedrete che staranno meglio. L’importante sarà dopo continuare a mangiare verdura”
Gli abitanti del paese rimasero interdetti da quella cura, e il medico più di loro quando seppe che nessun in paese ne produceva gli ingredienti.
“Mi volete dire che nessuno si cura di mangiare la verdura? Ecco perché state così male.”
Ogni persona del paese immerse lo sguardo in quello degli altri e finalmente capirono che la vera follia è il non riconoscere le opportunità che ti vengono offerte.

So long
Andrea

Annunci

7 pensieri su “Il campo di patate

  1. Ciao Flavia, non avevo pensato a far sapere come era andata alla famiglia nel nuovo posto.
    Vedrò di andare ad interpellare qualche vecchio saggio, di quelli che hanno in se il passato e la conoscenza dei luoghi e chissà che non si riscriva il finale.
    So long
    Andrea

    Mi piace

  2. molto bella, ma la cosa fondamentale è la forza di chi sa lasciarsi alle spalle qualcosa di certo per l’incerto, in ogni caso si premia il coraggio, questa è la base per chi oggi sta nel piccolo per apura di affacciarsi fuori dalla finestra.
    grazie

    Mi piace

  3. favola vecchio stampo con tanto di morale: mi piace; avrei insistito qualche riga in più sul finale senza una chiusura così secca. ovviamente ogni riferimento a cose , persone e chiusure paesane è sicuramente casuale…

    Mi piace

  4. adoro i raccontini sotto metafora, ogni tanto quando sono molto “arrabbiata” (in un senso o nell’altro) me ne scrivo qualcuno.
    Hai ragione, si butta via tanto talento e opportunita’, ma non sempre per cattiva volonta’ o ignoranza, ma per stanchezza, te lo garantisco..
    Quanto al racconto, tra l’altro molto carino, non devo leggerlo in maniera autobiografica vero? Non c’e’ nessun attraversetolo da dover temere??Ciao a presto carla

    Mi piace

    • Ciao Carla, il problema del tempo c’è solo per chi è interessato ma ha anche tanti impegni. E lo capisco, capita anche a me spesso, purtroppo.
      A chi non interessa gli impegni non sono una “scusante”, ma la normalità.
      Mi fa piacere ti piaccia il racconto e NO, non c’è nessun Attraversatolo da temere.
      Per ora, ma se capitasse una proposta concreta ….

      So long
      Andrea

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...