Perché è difficile organizzare qualcosa a Langhirano?

Me lo chiedo da tanto.
Le prime volte quando per giocare a tennis con gli amici, dovevo andare in un altro comune. Erano i tempi in cui all’oratorio si giocava con il calcio-balilla e i “funghetti” e le consolle erano gli amiga. Le domeniche in paese equivalevano a tristi vasche vuote di gente e dai negozi chiusi.
I dubbi sono continuati negli anni.

Crescendo ci si spostava anche per la piscina e la discoteca; per sport diversi dal calcio alcuni sporadici casi di appassionati con la voglia di trasmettere emozioni. Le domeniche contenevano sempre tristi sguardi riflessi da vetrine con le sbarre
Dopo almeno un paio di decenni mi guardo attorno e mi chiedo cosa sia cambiato. Mi pare poco.
Certo, ora i campi da tennis ci sono, c’è la piscina incompleta, scoperta, il campo da calcio ha lo spazio intorno senza la pista di atletica. Alla domenica, però, i negozi sono ancora chiusi e non capisco se ci sia voglia di aprirli
Non credo che sia un fatto economico, ma di gente.
Ora che sono cresciuto e mi sono inserito nel tessuto sociale, sto trovando conferme di tante sanzioni passate. Molti dei problemi di Langhirano sono insiti in parte della sua gente, quelli che io chiamo “i langhiranesi”.
Si tratta di quelle persone che difficilmente provano a fare qualcosa, a mettersi in gioco, ma che sono pronti a criticare le iniziative promosse da chi almeno ci prova.
Sono quelli che hanno trasformato la “Fiera del prosciutto” nel “Festival del prosciutto” da cui mancano i prosciuttai
Sono quelli che giudicano e manifestazioni negativamente in quanto turbano il loro tranquillo tran-tran.
Non so se le proposte per iniziative in giugno che pochi commercianti stanno cercando d approntare andranno a buon fine. Di certo alla LiberaMente trovano chi a voglia di provarci.
Il lato positivo è che ho scoperto che non siamo i soli. C’è una interessante generazione di ragazzi che crede che valga la pena lavorare per migliorare

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7 pensieri su “Perché è difficile organizzare qualcosa a Langhirano?

  1. Caro Andrea,
    sono sostanzialmente d’accordo con quanto scrivi e probabilmente lo sai già visto che non è la prima volta che ci confrontiamo sull’argomento. Non condivido pienamente però quella sensazione di tristezza con cui dipingi il tempo che fu o almeno il tuo ricordo del passato non coincide con il mio. E’ vero che se si voleva qualcosa di più era necessario andarlo a cercare altrove ma personalmente lo stare insieme agli amici, organizzare tra di noi le partitelle a calcio oppure a qualche gioco su computer, il passare ore e ore davanti alla gelateria a raccontarci sogni e desideri suppliva totalmente alle mancanze e ai problemi di quel paese chiuso, statico e “piagnucolone” che tu descrivi.

    Oggi invece le mie esigenze sono cambiate. Crescendo avverto sempre di più il vuoto di di quelle possibilità negate e sempre più forte, invece, si fa sentire il desiderio di organizzare, animare, creare quelle stesse opportunità che si hanno nelle grosse città. Questo perchè ne abbiamo i mezzi e le potenzialità. E’ sbagliato dire che altrove ci sono opportunità che da noi non esistono. E’ un lamentarsi sterile che non produce frutto. Dobbiamo invece, come dici tu, impegnarci affinchè una certa cultura ed una certa mentalità inizino ad insinuarsi tra i langhiranesi. Perchè tutto questo abbia successo dobbiamo partire e lavorare sulle nuove generazioni perchè scommettendo sulle vecchie andremmo incontro ad una partita persa in partenza. E’ anche possibile che il frutto di questi sforzi venga poi goduto dai nostri figli perchè si sa, questi sono processi lunghi, che necessitano di una sedimentazione forte e che devono vincere tante barriere e tanti ostacoli, partendo dalla diffidenza di chi ha paura a mettersi in gioco e pensa che guardando appena oltre al proprio “orticello” il mondo diventi insicuro, instabile e pericoloso.

    Sono però fiducioso perchè come dici tu ci sono nuove generazioni desiderose di fare tutto ciò e di ridare luce e vita ad un paese che corre veramente il rischio di credere che la massima aspirazione sia finire la prorpia giornata di lavoro per andare a bersi un “bianchino” al bar con gli amici…

    Sono ottimista ma nel contempo profondamente realista e questo mi porta a non scoraggiarmi se la partecipazione a serate ed eventi di un “certo tipo” non è altissima. La gente, soprattutto in un piccolo paese (perchè è inutile che ce la tiriamo, siamo un piccolo paese) ha bisogno di sentirsi ripetere le cose più volte e certe idee e progetti devono divenire parte dela quotidiano attraverso un processo più o meno lungo di “tenta e ritenta”. Per quanto riguarda chi si lamenta e critica sai già come la penso. Non m’importa assolutamente e come spesso si dice l’importante è che se ne parli! Non pensare però che questo è un atteggiamento tipico ed esclusivo del nostro paesello. Tutto il mondo è paese e i “criticoni” passivi esistono un pò ovunque. Fa parte dell’animo umano quello di criticare qualcosa in cui non si è diretti protagonisti…

    Ora chiudo questo mio pensiero confuso ed improvvisato, pronto come sempre a parlarne e riparlarne…

    M.

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  2. Grazie Mirco del pensiero “confuso ed improvvisato”.
    Chiarisco che non sono minimamente triste per le occasioni mancate nel “tempo passato” in quanto, allora, non me ne importava granché, anzi se c’era da andare da altre parti per fare qualche cosa meglio, si trattava di nuove avventure!!
    Come dici tu, è ora che avverto la necessità di qualcosa di più e mi sto impegnando per proporlo.
    So benissimo che anche altrove si riscontrano problemi simili ma è in questo paesotto che vivo ed è con la sua gente che mi incontro (e a volte scontro) quotidianamente, percui è su di lei che mi esprimo.
    Anche se non sono assolutamente soddisfatto dell’esito degli ultimi appuntamenti (ma di questo credo che parlerò in un altro post) non cedo e sono pronto a riproporre nuovi argomenti.
    Quindi passa pure che ne parliamo.

    A ripensarci una cosa la rimpiango del periodo andato: la spensieratezza con cui si prendeva ogni aspetto e se ne godeva appieno.

    So long
    Andrea

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  3. la tristezza che ti avvolge quando le cose non girano come dovrebbero ci accomuna, andre.
    a volte anch’io mi chiedo ‘chi me lo fa fare?!’
    dedicare il mio tempo, che rubo alla famiglia, ai miei figli, agli amici, alle vacanze per qualcosa che non solo non mi rende un euro, ma che addirittura, spesso, mi diventa un vero e proprio costo economico. Sono stanchissima anch’io…
    ma poi.
    mi basta che mi entri in biblioteca un bimbo che si aggira sicuro davanti al mobile che raccoglie i libri per ragazzi, o che qualcuno mi faccia i complimenti, mi dica di non mollare e tutte le mie energie si riaccumulano.
    comunque, bisognerà che facciamo qualcosa insieme, anche se tu fai parte di un altro comune.

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  4. per la Langhirano del futuro e per un paese migilore, con la pista d’atletica attorno al campo da calcio e la piscina al coperto per l’inverno, per riportare Langhirano agli antichi splendori, VOTA LEGA NORD!!!

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  5. Caro Luca, gli “antichi splendori” sono quelli di cui parla Andrea – ovvero lo zero assoluto, lo sgomento del non saper cosa fare; non vorrei che la Lega Nord avesse questo in mente ;>).
    Per il resto: la lagna è ormai una malattia nazionale che ci ha contagiato. Di particolare, da noi c’è un’altra caratteristica: la scissione tra la capacità di fare e la difficoltà di seminare. Questo mi intriga perfino: tante persone che fanno volontariato (una ricchezza, dunque) e non riescono a cogliere il valore dell’impegno altrui (e forse nemmeno del proprio); imprenditori che vendono i loro prodotti nel mondo (una ricchezza, dunque) eppure non partecipano con lungimiranza, anzi snobbano, a una progettazione del futuro che coinvolge il territorio in cui operano.
    Comunque, noi non ci iscriviamo alla lista del Lamento. E di sicuro, oggi, per contribuire alla crescita della propria comunità bisogna saper guardare insieme vicino e lontano, non certo limitarsi a scavare una buca intorno a casa per tirar fuori le prime radici che si trovano.
    P

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  6. @Paolo: hai centrato pienamente il punto che io ho spiegato male. E’ proprio questa strana doppia faccia della gente che mi lascia perplesso. Non so se negli altri paesi sono tutti Giano come da noi e non mi interessa perché è con questa realtà che voglio confrontarmi
    @Pia. Credo che il senso di “smarrimento” finisca per avvolgere sempre chi ha molta voglia di fare, ci prova. si mette in gioco ma non trova dei riscontri immediati.
    Forse è stato questo l’errore mio e di Cinzia, pensare di vedere subito dei risultati importanti, mentre dobbiamo pensare che solo il lungo termine ci porterà qualcosa. Io e lei stiamo analizzando tutto il fatto, gli errori commessi, perché vogliamo continuare a proporre, forse già in giugno.
    La molla sono gli occhi curiosi dei bambini ai pomeriggi di lettura a loro dedicati, sono i ringraziamenti per l’opportunità di giovani scrittori, il piacere che scopro nelle persone di altre realtà del paese a cui chiedo di collaborare.
    Penso a tutto questo e mi sento meglio.

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