Il ricordo più lontano

“Scrivimi del tuo ricordo più lontano”. Una richiesta semplice, ma cosa succede se viene posta a qualcuno per cui  ricordare è una impresa improba,  se la sua memoria è incapace di mantenere a lungo gli eventi, soprattutto quelli belli?

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Davanti a me un foglio bianco. Niente righe o quadretti ad aiutarmi a mantenere la giusta direzione. Vuoto. Da riempire usando la penna nella mia mano destra.

Dentro di me un pozzo nero. Dal cui fondo, come note disaccordi, sgorgano inafferrabili pensieri, ma non ho spartiti su cui ordinarli.

E’ strano come una semplice richiesta, scrivimi del tuo ricordo più lontano, possa bloccare la memoria di una persona, lo costringa a sforzi indicibili per trasformare quelle poche ombre nere indefinite in bianchi fantasmi dai contorni certi.

Bianco e nero.

Anche il mio ricordo più lontano ne è pieno.

Ora l’ho scovato, lo vedo apparire, lo studio mentre si ricompone in me.

Un insieme di luci bianche e nere che si alternano incessanti e danno toni alla sala da pranzo illuminata da una calda luce, proveniente dal lampadario a tre bracci che sovrasta la tavola apparecchiata.

Quasi non mi accorgo di mio padre che, appena tornato da lavoro, entra dalla porta con il vetro smerigliato e mi saluta accarezzandomi la testa per poi dirigersi verso mia sorella che, seduta all’interno del seggiolone, lo chiama con i buffi nomi che può pronunciare solo una bimba di neppure due anni.

Di fronte a me, incastrato nel mobile in legno scuro che occupa la parete d’angolo, in una nicchia tra due colonne ricolme di piatti e bicchieri, sopra ad un ripiano, insieme a statuine di bambini, ecco il contenitore dell’oggetto delle mie attenzioni.

Mi sento rapito da esso, dal suo propormi continuamente nuove fantasie, mentre nei miei occhi si specchiano immagini, le orecchie piene di suoni.

Come un automa accetto il cibo che mia mamma mi pone nel piatto, lo mangio ma non lo gusto, i sensi chiusi sino a quando la fonte del mio interesse se ne va, solo allora, sulle note di una musica allegra, ritorno all’interno della mia famiglia, con un pensiero: “perché devo aspettare sino a domani per una nuova puntata di Goldrake?”.

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2 pensieri su “Il ricordo più lontano

  1. Questa seconda stesura è gia più accattivante e meditata, più rilassata direi quasi, ripulita dallo stato troppo emotivo che ti aveva dettato il primo racconto, dal quale traspariva un forte senso di disagio che ora si è addolcito, nel riuscito tentativo di dominarlo.
    “impresa improba.. vuoto e pozzo nero e fantasmi..”, sono sicura che scrivere ti aiuterà molto a vivere meglio perchè migliore sarai tu, Andrea, che ti conoscerai meglio e, per questo, ti realizzerai meglio.
    L’idea mi era piaciuta da subito, forse più per il tentativo introspettivo e personalistico che per un bel esercizio di scrittura.
    P.S. scusa il ritardo con cui ti rispondo.. per ora è così che me la passo!

    Ciao. Sonia

    Mi piace

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