BRUCIA PAURA, BRUCIA (VERSIONE CORTA)

Nella moderna letteratura, soprattutto fumettistica, si trovano tanti tipi di eroi. Quasi tutti sono supereroi.
A me piacerebbe raccontare di un eroe vero, uno di quelle persone che quotidianamente aiutano il prossimo con il loro coraggio e la loro passione.
Quello che segue è una idea per un racconto che cerco di mostrare in una forma narrata.

Brucia paura, brucia (file Pdf adattato anche per E-Reader)

1.
Il giorno che la sua vita cambiò, alle sue spalle il mare turchese si baciava con l’azzurro del cielo e le onde si frangevano contro lo sprone roccioso su cui si trovava. Una leggera brezza rinfrescava le sue giovani spalle sudate.I suoi occhi erano immersi in quelli del padre, pozzi scuri da cui sgorgava l’angoscia che avvolgeva la sua anima. Non dimenticò mai le ultime parole che sentì pronunciargli:

“Qualunque cosa succeda, promettimi che la porterai salva ai suoi genitori. Io devo andare a cercare la nostra famiglia. Cerca di essere sempre forte, e usa il fuoco del tuo cuore per sconfiggere la paura”

Avrebbe voluto rispondergli, dirgli che “Si, te lo prometto, puoi fidarti, sarai orgoglioso di me. Ti voglio bene”, ma una morsa, come la chela di un granchio che afferra la preda, gli bloccava le parole.

Poi lo osservò alzarsi, girare la testa a guardare l’inferno che stava divorando quel verde paradiso in terra in cui dimoravano da alcuni giorni. Con orrore vide le sanguigne lingue di fuoco, malvagie anime danzanti, impadronirsi del cuore di alti fusti, divorandoli e avvicinandosi. Nel mezzo sapeva esserci la loro casa.
Mentre il padre si inoltrava all’interno di quel muro di fuoco, portò a sé la sua amica di sempre; accostando la testa al proprio petto ne percepiva i singhiozzi impauriti, che il crepitio del fuoco copriva.

Rimase così alcuni minuti, sino a quando il crollo di alcuni alberi sovrastò ogni altro suono, l’urlo finale di una creatura morente. L’aria si fece irrespirabile per il caldo e il fumo, alcuni tizzoni caddero vicino a loro. Solo allora sollevò il volto della ragazza, la guardò negli occhi, la strinse forte e insieme si gettarono in mare.

L’impatto con l’acqua fu violento. Restarono a galleggiare vicini, mentre in lontananza una barca rossa con una fiamma bianca si dirigeva verso loro. Mentre veniva issato a bordo sentiva sulle sue labbra il salato dell’acqua di mare che si addolciva delle sue lacrime.

Aveva dieci anni ed era solo.

2.
Cinque anni.

Sono tanti se ogni festività, ogni ricorrenza la trascorri in compagnia di una fredda lapide di marmo

Certo, i parenti rimasti, gli amici, tutti cercavano di stargli vicino, di alleviargli quel senso di smarrimento che perpetuo ritornava a bussare alla sua porta. Solo lei era rimasta a ricordargli un passato felice. Anche se solo come amica, anche se mai le disse che l’amava.
E in quel momento, in cui con il suo corpo la scaldava, il ricordo di quella promessa lontana nel tempo ma ben ferma nella mente.

“Ti prometto papà che non le succederà niente.
Lo vedi? Lo so che puoi vedere quello che sto facendo.
Respira.
Ogni tanto un lamento. Le deve fare male la caviglia che guardava in una direzione sbagliata e che ho provato a bloccar con due rami e la mia cintura. Sul mento è solo un graffio; le ho messo un fazzoletto e non sanguina più.
Ti giuro papà. Le avevo detto di stare attenta, che la strada era scivolosa. Ma lei è orgogliosa, e arrabbiata con se e con il mondo; così eccola correre con il motorino giù per quello stretto serpente d’asfalto. Ho provato a fermarla, l’ho rincorsa. Ho sentito il cuore fermarsi vedendo la frenata e la siepe distrutta a lato della curva. L’ho scorta quaggiù, l’ho raggiunta.
Lei era svenuta e da allora non ha mai aperto gli occhi. Però, forse, sa che sono con lei perché nel suo delirio mi ha chiamato.
Non so da quanto siamo qui, forse minuti forse ore. Ma tu lo sai, vero papà, tu da lassù puoi vedere tutto. Magari puoi anche aiutarci. Puoi fare in modo che qualcuno capisca dal mio scooter a terra che abbiamo bisogno? Puoi farle cessare il dolore? Puoi rallentare il sole affinché non scompaia dietro le colline?
Sai papà, comincio a sentire freddo. Lei no, le ho messo addosso anche il mio giaccone, non ti preoccupare.
Ho sonno, sono stanco. Vorrei dormire. Lo so che non dovrei ma spero che al risveglio vi sia un luogo caldo ad attendermi. Magari con voi.
Sento delle voci. Rumori di terra e sassi che si smuovono.
Sento delle mani. Strette e incitamenti a non mollare.
Vedo una fiamma dorata riflettere i primi raggi della luna, una stella polare ad indicarmi la mia via..
Lo sapevo papà che non mi avresti permesso di raggiungervi.”

Svenne.

3.
Un pallido sole primaverile illuminava la città ai suoi piedi. Era bella Roma dal Cupolone, sembrava molto più tranquilla e meno caotica.
A dire il vero non era che nei sei mesi vi passò l’avesse conosciuta molto.Quasi tutto il suo tempo lo passava all’interno della caserma delle Capannelle dove era stato inviato ad iniziare l’addestramento.

Corpo dei Vigili del fuoco.

Mentre osservava il sole giungere al suo zenith, ripensava a quel periodo intenso e pieno: di emozioni, di impegno, di vita. Scoperse di aver tratto un giovamento interiore da quelle giornate passate ad allenare il suo corpo e la sua mente. Aveva appreso la disciplina, l’importanza di essere dentro e con una squadra; ora poteva aiutare gli altri con gesti sicuri e precisi; sapeva condurre i mezzi di soccorso, era preparato alle minacce.

Ma più importante di tutto, sapeva che poteva sconfiggere il bastardo che rivoltò la sua vita: il fuoco.Ne conosceva la forza e i punti deboli, era in grado di decidere il come e il quando intervenire per abbatterlo, per ridurlo all’impotenza.

Papà, mi senti? Farò tutto il possibile affinché nessuno debba soffrire quello che avete sofferto voi.

Mentre scendeva le fredde scalinate di marmo bianco il cielo scomparve dietro di lui, sulle sue spalle percepiva tutta la solennità del luogo avvolgerlo come una benedizione; in mano teneva il pezzo di carta su cui era scritto che dal giorno dopo sarebbe ritornato a casa per completare il periodo di leva.

L’immagine di lei gli comparve dentro, come in ogni momento in cui i suoi pensieri erano liberi di vagare senza freni e preoccupazioni.
Sto per ritornare, non dovrai più aver paura. Ora potrò vegliare sui tuoi sogni.

4.
Aveva sempre trovato ristoro nelle lunghe discese speleologiche, in quell’immergersi nella quiete che solo quei lunghi cunicoli riuscivano a dargli. Roccia e terra gli trasmettevano un senso di stabilità, di duraturo; la sua sete di curiosità era sempre abbeverata dalla luce della torcia che illuminando solo piccoli anfratti gli procurava una continua fonte di ricerca.

Ma quel giorno tutto questo non esisteva.

La sua mano stringeva forte la cima legata alla vita dell’amico con il quale era sceso all’interno di quell’intricato budello per aiutare un gruppo di esploratori in difficoltà e che un torrente sotterraneo in piena cercava di portare via dopo che erano riusciti a trarre in salvo anche l’ultimo di quegli sventurati.

Era forte il rumore di acqua in piena, un urlo di morte e distruzione, la rivincita della natura oltraggiata; era così invadente che penetrava dentro la testa e ne limitava i pensieri.

E’ inutile che insisti, non riuscirà a portartelo via. Non mollerò, piuttosto lo seguirò.

Continuamente il suo sguardo correva dal volto del ragazzo svenuto alle sue mani, che testardamente continuavano a resistere al dolore che la fune procurava anche attraverso i guanti; ogni suo muscolo si tendeva per reggere alla forza d’urto di quel mietitore di morte, pronto a portare il giovane nel ventre della terra.

In quei momenti i secondi diventavano ore e il tempo limava a poco a poco ogni resistenza,  soprattutto mentale.
Ormai lo sentiva, il richiamo dell’oblio si faceva vicino, più forte di ogni altro suono, anche dei passi scomposti che correvano verso lui, anche delle voci che gli urlavano di resistere; vorrebbe mollare, lasciarsi andare verso quella oscura pace; ed era in questi momenti che una voce lontana gli ricordava che doveva farlo per lei, che non poteva lasciarla sola.

La fune gli sembrava più leggera ora, riaprendo gli occhi scopriva di non essere più solo, che gli altri vigili della compagnia erano accanto a lui, che insieme stavano traendo in salvo il collega.

Mentre lo vedeva risalire verso l’esterno dentro la barella, sentiva dentro di se il caldo sapore della soddisfazione.


5.

Sentiva freddo sul corpo bagnato, ma il freddo più forte era dentro di se e niente poteva donare tepore al suo cuore, quando la sua unica fiamma si era ormai spenta.

Non capiva tutte quelle persone che attorno si prodigavano in suo soccorso. Sapeva solo che  il bastardo aveva vinto, si era preso l’ultimo pezzo della sua anima.

Si arrabbiava perché qualcuno voleva sostituire il suo giaccone, bruciato e bagnato, con coperte asciutte; ma non voleva toglierlo, era il suo ultimo ricordo, l’ultimo brandello dal suo passato e di un futuro che non sarebbe mai giunto.

Solo le lacrime solcavano la faccia sporca di un bosco in cenere, trasformandola in un buffo pierrot al contrario.

Con le mani accarezzava il suo nome sulla targhetta, e rivedeva gli ultimi attimi, quando ormai sembrava fatta, quando la salvezza sembrava vicina, quando il muro di fuoco si richiudeva prima di concedere ad entrambi la salvezza.

Singhiozzava mentre ricordava quegli occhi che la guardavano; apparivano tranquilli, non rassegnati, come se finalmente avessero trovato la pace.

“Ma forse è proprio così, hai sfidato il fuoco, non hai avuto paura e sei riuscito a salvarmi. Quante volte mi hai detto che saresti sempre stato al mio fianco, quanti attimi hai dedicato a quella promessa. Io ti vedevo venirmi in soccorso, in cuor mio speravo tu stessi lontano e allo stesso tempo che arrivassi come il principe azzurro che tutte le ragazze sognano al loro fianco.
Ora di te mi resta solo questa giacca e questo elmo, rosso come il tuo cuore e forte come il tuo coraggio.

Perché solo alla fine mi hai detto che mi amavi?”

Attendo commenti su questa mia che rappresenta una idea che vorrei trasformare inun racconto più ampio.

So long
Andrea

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3 pensieri su “BRUCIA PAURA, BRUCIA (VERSIONE CORTA)

  1. Questa idea potrebbe diventare un lungo racconto, una storia un romanzo, mi piace e la trovo intrigante e coinvolgente e.. difficile da sviluppare.
    L’atmosfera non è delle tue solite, così riuscite e vere e questi toni tristi e dolorosi tanto oppressivi.. credo sia un soggetto complesso da raccontare e descrivere.
    Ma, d’altronde, da qualche parte uno scrittore in erba deve pur cominciare a cimentarsi per crescere. vero?
    Sono curiosa di leggere i prossimi sviluppi. Auguroni !

    Mi piace

  2. Mi piacciono il titolo ed il tono fumettistico. Credo che continuando in questa direzione possa saltare fuori un buon lavoro. Scrivi in modo molto corretto, a volte non chiarissimo, con parole un po’ troppo colte, ma piuttosto pulito e competente.
    Se però mi posso permettere, e mentre lo dico me lo permetto ;-), ti vorrei consigliare di cercarti uno stile più personale. Buttati, azzarda, sbaglia, sperimenta, divertiti. Cerca di esprimere con la lingua le emozioni che pensi il lettore debba provare. Se vuoi che capisca quello che gli vuoi comunicare, agitati, gesticola, sputacchia, alza la voce. Solo con la scrittura è difficile? Trova il tuo modo per farlo.
    Scusa la critica, ma nello scrivere il commento ho pensato a me stesso: preferisco che mi facciano critiche piuttosto che complimenti, le prime, anche quelle più cattive, mi fanno crescere, i secondi appagano solo il mio ego.
    Buon lavoro.
    M.

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  3. Grazie a tutti e due per il commento.

    @Sonia. I toni sono volutamenti “oppressivi”. quello che ho in mente è un personaggio che non ha trovato il modo di uscire dalle sue paure, se non alla fine. forse.

    @Max. Mi fa piacere ti piaccia e apprezzo il tuo commento. Mi è difficile esprimermi con un mio stile perché è da molto poco che provo a scrivere per cui uno stile non so da dove tirarlo fuori. Credo sia solo il tempo a dartelo. E poi…
    A me fanno piacere i commenti e le critiche che considero, non solo in scrittura ma anche in fotografia, il vero sprone a migliorare.
    Ogi tanto controllo le statistiche del blog. Ho un buon numero di ingressi ma pochi commenti. Non so se interpretarlo come un segno positivo o negativo. A me basterebbe anche un semplice mi/non mi piace.

    So long
    Andrea

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