La chiave dei ricordi

Andrea guarda la chiave che ha in mano, quella che gli ha appena permesso di rientrare nel suo appartamento. La osserva; ma quello che in realtà vede non è l’oggetto ma il significato che reca in se.

Significato che è nella serata appena trascorsa, grimaldello della cassaforte dei suoi ricordi.

Si spoglia, lasciando gli abiti su una sedia del soggiorno perché, così, li ritroverà pronti al risveglio.

Entra la buio nella sua camera, costeggia il bordo del letto per arrivare al suo comodino ed accende l’applique. La luce rischiara la stanza e gli permette di osservare sua moglie che dorme. Non l’ha sentito entrare e lui, di certo, non pensa di svegliarla. Ripensa al suo sms “sono le due. tutto a posto?”.
“Si, tutto a posto momi” pensa lui “solo il tempo che è fuggito velocemente in questa serata segnata dall’incontro con un mio passato.” Niente di tragico, o drastico, solo una cena di classe capitata dopo 25 anni.

Un incontro mai atteso che è, semplicemente, avvenuto.

Il corollario ad una estate che difficilmente dimenticherà, così ricca di incroci con il tempo che fu. Piccole bolle di sapone che si sono ritrovate, sospinte da venti bizzarri, dopo tanto tempo.
25 anni. Un tempo che divide due vite, quella spensierata delle scuole elementari dalla serietà dell’esistenza attuale.

Andrea non ha sonno, nonostante la sveglia indichi le tre di notte. Nella sua mente scorrono in continuazione frammenti di una cena che gli ha permesso di riannodare, magari solo per questa occasione, il fili sfilacciati di rapporti chiusi in un angolo della sua mente.
Amici lontani, nel tempo e nell’esistenza, che si sono ritrovati per scoprirsi più grandi ma, in fondo, molto simili ad allora.

Andrea decide di mettere ordine in questo caleidoscopio di emozioni; per farlo accende il suo Mac e scrive.

“Mettere in fila le parole, mi aiuterà ad ordinare i miei pensieri”

Riflette che non con tutti il rapporto si è interrotto. Con alcuni è solo cambiato, mutato. Ma la curiosità di rivedere volti ora sconosciuti, è stata una molla molto forte; non poteva non esserci.

Si riscopre emozionato mentre arriva la ristorante e i primi compagni gli appaiono. Si corregge. Le prime sono compagne: Milena, cuore dell’incontro e Chiara. Poi è tutto un susseguirsi di volti, che arrivano, veloci. Andrea, Federico, un altro Andrea, Silvia e infine la nostra maestra, Nadia.

Andrea sente dentro di se l’emozione forte che questa splendida persona manifesta attraverso i suoi occhi, il suo piacere nel riscoprirci, ora, come uomini e donne.

Tutta la cena è un incessante rivelazione di aneddoti e scene. Frammenti di un periodo spensierato e passato.

Per Andrea è un gioco difficile perché ha, da sempre, un rapporto conflittuale con i ricordi. A volte si sente come il protagonista di un racconto che ha letto alcuni anni fa. Bondville si intitola e il suo protagonista soffre di un disturbo mentale: non ha la capacità di ricordarsi dei momenti belli ma solo di quelli brutti.

Anche ad Andrea capita di accantonare alcune esperienze in cassetti remoti della sua memoria e di far fatica a ritirarli fuori. Gli serve una chiave che faccia scattare la serratura.

Decide di ascoltare gli altri parlare, di assorbire  parole e sensazioni. Ed ecco, che l’anta si apre e qualcosa riaffiora.

Sorride Andrea, mentre i dubbi del primo giorno in cui è entrato in questa classe ritornano; “Cavolo, niente intervallo ma in punizione perché fanno casini. Iniziamo bene”.

E ancora.
Nelle ossa il freddo delle lezioni di sci, e la stanchezza per la gita a Firenze conclusa a notte fonda.

E ancora.
La tensione fanciullesca per compiti ed esami.

E ancora.
Le occasioni di incontro fuori dalla scuola, con i compiti spesso non  fatti e il catechismo all’asilo del paese.

Sorride del sapere, ora, quello che pensavano di lui allora. Soprattutto Chiara, quando gli rivela: “quanto non ti sopportavo quando facevi il precisino a scuola. Ecco perché ti facevo i dispetti”. Sorride perché, lo stesso pensiero glielo ha confidato la persona con cui, ora, divide la vita.

E’ l’occasione per le confidenze, il momento per rivelare piccoli “amori” mai sfociati, o rivalità ingenue.

Andrea si guarda dentro, ma non ha il coraggio di dirli; forse per paura di scoprire altre verità. Anche se alcune curiosità resteranno inespresse.

In fondo i ricordi sono belli perché nessuno te li può cambiare.

Andrea, prima di spegnere la luce per accettare le braccia di Morfeo, osserva la foto di allora che li ritrae in posa nel cortile della scuola e quella che ha scattato adesso, in cui, purtroppo, qualcuno è assente.
Si studia, e studia gli altri.
“Si, fuori siamo cambiati, ma negli occhi vedo ancora la stessa luce”.

So long

Andrea

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