Credere o non credere: due posizioni molto distanti?

Scorrendo le pagine dei giornali, seguendo i notiziari o, semplicemente ascoltando i discorsi delle persone, pare sempre più difficile una convivenza civile tra forme di pensiero che possono trovarsi ad estremi opposti.

Nello specifico mi riferisco alla sempre aspra polemica che coinvolge credenti e non credenti, in merito a temi come la famiglia e i dogmi per ritenere tale l’unione tra un uomo e una donna, e sui principi per una vita in simbiosi con Dio. A questi si aggiungono poi aspetti quali la corretta sopportazione delle due visioni ed il rispetto per le reciproche posizioni.

Considero il concetto di rispetto il cardine su cui ruotare il mio discorso, in quanto è la mancanza di tale pensiero alla base di incomprensioni e malumori. Il “a prescindere Io ho ragione e tu torto” è spesso il vero limite per la comprensione delle altrui convinzioni.

Prima di proseguire mi pare onesto e corretto precisare la mia posizione: non sono un credente.

Ciò non mi ha mai impedito di riuscire a chiacchierare del concetto di fede con persone che hanno invece con Dio un rapporto profondo. Si tratta di cari amici con cui vi è un senso di conoscenza reciproca che permette certe disquisizioni, senza però che si creino attriti; ma il discorso è fattibile con chiunque accetti di ascoltare pareri differenti, purché formulati nel massimo rispetto morale verso gli interlocutori.

Io non mi permetterei mai di dire “Ti sbagli, quello in cui credi non esiste”, per il semplice fatto che andrei a violentare intime sensazioni nell’ascoltatore. Posso formulare i miei dubbi, le mie idee e poi ascoltare gli altri. Molto probabilmente ognuno rimarrà sulle proprie posizioni ma il confronto sarà servito per conoscere.

Sul tema vorrei portare un paio di esempi che mi riguardano direttamente.

Io e la mia compagna (Cinzia) non siamo sposati. Ciò non ci preclude di sentirci a pieno titolo una famiglia. Sono ormai dodici anni che viviamo insieme. Insieme abbiamo superato difficoltà e gioito di ogni piccola soddisfazione. Insieme abbiamo deciso di avere un figlio; Nicola non è frutto di un errore ma di una scelta consapevole. Nonostante questo non siamo considerati, dalla legge e dall’opinione pubblica, una famiglia in quanto non abbiamo, ancora, firmato un pezzo di carta. E così ci tocca scavalcare continue difficoltà burocratiche per poter svolgere tante piccole quotidianità.

Non ci siamo ancora uniti ma contiamo di farlo, anche se la nostra pigrizia ci porta sempre a rimandare.

Difficilmente, però, lo faremmo in chiesa in quanto, non credendo appieno, lo consideriamo un prendere in giro chi proferirebbe messa e in chi interverrebbe. Il matrimonio, come gli altri sacramenti, a mio avviso, non è una occasione di “far baracca” ma un momento importante soprattutto in chiesa per i cristiani. Non sarebbe giusto se noi rispondessimo a delle domande che presuppongono di avere fede in entità di cui non siamo convinti. Significherebbe mancare di rispetto verso le altre persone solo per fare ciò che la prassi comune richiede.

Altro esempio.

Pur non credenti, qualche settimana fa io e mia moglie abbiamo fatto battezzare nostro figlio, Nicola.

Obbiezione, sento gridare, stai contraddicendo quanto espresso sinora!!

Assolutamente no.

E spiego perché.

Nicola ha sei anni. E’ stata una nostra scelta di battezzarlo ora in quanto lo consideravamo in grado di comprendere e ricordare quanto poi è stato fatto.

A Nicola abbiamo spiegato, anche grazie ad una amica ed al parroco, cosa volesse dire battezzarsi. Non sappiamo se ha capito fino in fondo tutte le sfumature. Sicuramente ha inteso che è una possibilità di vita che noi abbiamo donato lui, non costringendolo dentro alle nostre convinzioni. Tocca a lui, da oggi, decidere come proseguire lungo il suo cammino. A noi continuare ad aiutarlo perché scelga sempre quello che considera il suo bene.

Cosa importante, quel giorno Nicola non era da solo, ma circondato da persone che erano lì per lui e non per far piacere a noi.

Sei comunque un falso, continuo a percepire, perché hai dovuto effettuare dei giuramenti!!.

E’ vero. Chi ha accompagnato Nicola ha accettato di condividere alcuni ideali, quali la rinuncia al Diavolo e l’accettazione del pensiero di Dio.

Da non credente mi chiedo: scegliere di comportarmi nel migliore dei modi, di essere un amico sincero e disponibile per chi mi vuole bene, un buon marito, un buon padre, e un buon figlio, non delinquere, si discosta molto da quanto è richiesto a un credente? Io penso di no.

Per certi aspetti credo di essere più cristiano io di tanti praticanti che si sposano pur avendo  l’amante, che pongono loro stessi prima di tutti, che sparlano delle altrui situazioni o che compiono mascalzonate.

Alla fine si torna al concetto cardine iniziale: Il rispetto. Basterebbe questo per poter appianare stupide discussioni che sorgono solo per interessi politici o di parte, questioni che stanno a cuore solo a chi si occupa di forma piuttosto che di sostanza.

Basterebbe poco per poter vivere meglio.

O forse, come disse Benigni in un suo celebre spettacolo (Tuttobenigni ’96-’97): “Dio disse: E ma quanti sono ‘sti comandamenti? Cancellateli e scrivetene solo uno: Amatevi.

Attendo commenti e sono disponibile a qualsiasi spiegazione o chiarimento dei miei pensieri. I miei contatti sono in questa pagina.

So long

Andrea

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