Il cane nell’armadio – 4a Parte

Il tempo trascorre tranquillo con l’ordinazione seguita a breve dalle pietanze.
Per tutto il pranzo i discorsi tra i tre amici si concentrano sui temi più disparati: lavoro, sport, donne sono i più frequenti. Della serata precedente nessun accenno, come a voler ritardare il più possibile la verita.
Rufus, dal canto suo, si è preoccupato solo di giocare e mangiare il pezzo di carne che Federica gli ha portato in un piatto. Ora, soddisfatto, se ne sta coricato nel lato in ombra del giardinetto.
“Allora Paolo” chiede la ristoratrice giunta al loro tavolo “ti è piaciuto il cibo?”
“Come sempre il tuo cuoco è stato un maestro” le risponde il riccioluto ragazzo.
Marco non può che confermare “vero, proprio bravo”
“E tu, Claudio, non mi dici niente?”

La domanda cade però nel vuoto: Claudio sta osservando il cucciolo che rincorre delle farfalle cercando di colpirle con le zampe.
Potessi io afferrare i miei ricordi come stai facendo tu….
“Qui base chiama Marte. Rispondi Marte” Le risate che seguono il farsetto di Marco ridestano Claudio.
“Ma allora sei con noi!! Allora sei pronto a raccontarmi tutto?”
Claudio scruta negli occhi la ragazza e chiede: “Puoi dirmi cosa sai?”
“Diciamo che qualcuna si sta vantando con le amiche di aver avuto con te un, come lo ha definito? Ah si. Un rapporto intenso e altamente erotico”
Se prima Claudio era perplesso da quanto aveva fatto la serata precedente, ora il suo stato è di assoluto sbigottimento. E la sua espressione ne mostra chiaramente tutta la perplessità. Stranamente  i suoi due compari non dicono nulla.
Un sospiro. “Vai avanti, ti prego”
“Oh beh. Io ho poco da aggiungere. Oltre a questo so che il tutto è accaduto in un privè del “Dedalo. Sta a te ora”
Le salette del “Dedalo” sono piccoli loculi con due divani ed un basso tavolino, delimitati da pareti  in legno decorate a motivi floreali e agli angoli piccoli lumi a creare l’atmosfera; tende in tessuto spesso, da quinta teatrale, a chiudere l’ingresso.
Tende rubino leggermente increspate dall’aria che una mano apre.
L’immagine comincia a prendere corpo nella mente di Claudio e riprende la proiezione.
La mano destra che le scosta è la sua. L’altra mano stringe quella di una donna, al polso alcuni bracciali di corallo variopinti. Mentre appoggia i drink sul tavolo, lo sguardo percorre il braccio sottile ed candido, sale su, alla spalla ed al viso rotondo, accarezzato da lisce ciocche rosse. Le osserva gli occhi, grandi, due acquamarine di un azzurro intenso in cui vorresti perderti, e le labbra carnose.
Si baciano.
Un bacio lungo.
La lingua di lui che penetra libera all’interno della bocca di lei, e ne incontra la sua.
Mentre nella sua mente si concretizza quello che credeva un sogno notturno, ai suoi occhi arrivano i gesti di curiosa scoperta del cucciolo che si sovrappongono ai suoi sensi.
L’annusare incessante del cagnolino riporta a galla gli odori di quel rapporto, dell’insieme di profumo e colonia, di quei due corpi sudati, dei loro umori.
Il tendere le orecchie scatena i suoni, il loro ansimare, i gemiti di piacere, la musica di sottofondo che accompagna l’intimo incontro.
Sulla sua bocca ritornano i sapori. Il dolce delle sue labbra, il salato della sua pelle, l’agrodolce della sua vagina.
Si strofina le mani nervoso mentre guarda Rufus grattare in terra e alla sua rugosità si sostituisce la pelle liscia di lei, i turgidi capezzoli, le rotonde forme del seno e del sedere, il calore umido della sua intimità.
Il ruvido delle pareti in legno attiva i ricordi visivi. Come uno spettatore si osserva mentre guarda e scopre il flessuoso corpo dal ventre piatto, le gambe lunghe, il seno, il perizoma azzurro a terra. Davanti agli occhi della sua mente passano le immagini del loro rapporto, consumato in piedi con la schiena di lei contro la parete mentre i movimenti del bacino di Claudio ne mostrano la ritmica penetrazione. Ancora gli occhi di lei che durante l’amplesso gli sorridono. Si chiudono solo un attimo, quando accetta dentro di se l’orgasmo dell’occasionale compagno. Poi li riapre, mentre dalla bocca esce un ansimare soddisfatto.
L’abbaiata di Rufus riporta Carlo tra i suoi amici che lo osservano sbigottiti.
Capisce che ciò che ha rivissuto non è rimasto chiuso tra le mura della sua mente, ma è uscito fuori trovando spettatori pronti ad ascoltarlo.
Una cappa di silenzio si insinua tra di loro. Nessuno a bene idea di cosa dire o fare in momenti come questi.
Osserva Rufus cercare di ancora di afferrare la farfalla dispettosa che scaltra lo stuzzica da vicino per poi volare alta e libera, mentre dentro di se cerca di riannodare i fili di una serata difficile davanti all’immagine di una figura di nero vestita che lo lascia seduto e confuso mentre un velo rubino si richiude sulla sua memoria.
“Proprio così. L’ultima cosa che ricordo è Carlotta che esce dal privé lasciandomi lì coricato sul divano”.
E’ Paolo che cerca di spezzare il disagio che li stà avvolgendo: “Certo che quando dici di volerti divertire parli sul serio! Prima Clara e poi Carlotta.”
“Come conti di comportanti adesso con loro?”. La domanda di Marco li riporta tutti al presente.
“Non vedo per Claudio grossi problemi” rassicura Federica “da come parlava Carlotta oggi, mi pare la considerasse più una nuova preda conquistata che un amore sbocciato. Per la bionda, mi è stato detto che è seccata dal fatto che ti sei interessata di lei solo quando eri completamente sbronzo”. Si volta a guardare Claudio negli occhi “Forse dovresti parlarle. Non si da pace al fatto che molti la considerano un’oca solo perché è anche bella e ieri sera a sofferto ad essere trattata così. Ti credeva un’altra persona. Ti conosco da tanto e ti consiglio di provare a conoscerla meglio”.
“Attualmente il unico rammarico è che ancora non ho capito come sono arrivato a casa. Vedrò però di seguire il tuo suggerimento”
Come risposta un trillo sul suo cellulare. Un nuovo messaggio. Mittente sconosciuto, il numero non in rubrica. Claudio lo apre e lo legge: Rufus si sta comportando bene? E tu? C.
La confusione nell’uomo aumenta, come i suoi dubbi.
Decide di alzarsi e uscire. Paga e saluta i suoi amici. Con al fianco Rufus si incammina a ritroso verso la sua macchina. La apre e depone il cucciolo nel baule; si mette al volante e riparte alla volta di casa. Lascia l’auto nel suo spazio nel parcheggio all’aperto e dopo aver lasciato al cane tutto il tempo necessario per abbandonare ricordi sul prato sale le scale ed entra nel suo appartamento; La stanchezza e la tensione prendono il sopravvento ed allora decide di spogliarsi e coricarsi sul letto ancora sfatto. Si addormenta mentre le sue narici assaporano un tenue residuo di vaniglia.
Un suono lo sveglia. Ancora un trillo. Ancora il suo cellulare. Annebbiato lo ricerca all’interno delle tasche dei suoi pantaloni, lo trova e ne osserva il display: Un nuovo messaggio. Mittente Mamma Chiara. Claudio lo scorre: Cena di stasera. Ore 19. Ciao.
Cavolo la cena dai miei. Me ne ero scordato
Claudio guarda il cane
E di te che faccio? Ti porto?
Rufus abbaia, come a confermare il pensiero dell’uomo.
Osserva l’orologio.
Le 18,30. Ho dormito quasi tre ore. Faccio appena in tempo andare dai miei.
Raccoglie i suoi abiti sparsi sul letto, si veste e, si dirige in cucina. Apre la porta in acciaio satinato del frigorifero per bere e mentre riempie un bicchiere con dell’acqua fresca nota, sul ripiano in legno della penisola, un ombrellino di carta giallo e arancio. Lo prende tra le dita, lo osserva mentre lo fa girare e dal vorticoso roteare delle sue pieghe nasce una immagine: una tenda che si apre e due mani arricchite di bracciali multicolore lo aiutano a rialzarsi. Studia meglio il piccolo ornamento da cocktail: alla base una C.
Sempre accompagnato dal piccolo compagno, esce di casa. I suoi genitori abitano a poche centinaia di metri da casa sua e Claudio decide di percorrerli a piedi, seguendo il piccolo sentiero in erba che costeggia la strada provinciale. Per Rufus è una gioia poter scorrazzare libero in quel mare di odori. Saltella felice ad inseguire piccoli passerotti, si corica, rotola e si strofina la schiena, mangia alcuni ciuffi d’erba.
Arrivato davanti all’ingresso della villetta in cui abitano i suoi genitori, osserva una piccola utilitaria parcheggiata a fianco del giardino curato. Ad attirare la sua attenzione è un oggetto sul cruscotto: un ombrellino di carta azzurro e blu.
Perplesso percorre i dieci metri che lo separano dalla porta.
Ora è un odore dolce ad incuriosirlo e turbarlo: vaniglia.
Prima che possa ragionare, la porta si apre e insieme a lei si schiude l’ultimo lucchetto che imprigiona la sua memoria. Come appare sull’uscio la figura prende corpo nei suoi ricordi. Si rivede mentre sale in macchina dalla parte del passeggero mentre la ragazza si mette alla guida. La sente prima gracile e forte mentre lo accompagna in casa una volta usciti dall’ascensore e poi autoritaria e materna mentre lo spoglia per metterlo a letto. Nel sonno sente il suo sguardo che lo accudisce con amore.
Sua sorella Cecilia, Lia come la chiamano gli amici, lo aspetta ridendo.
Rufus corre incontro festoso alla ragazza sulla porta.
“Ce l’hai fatta a portarmelo stasera! E’ stato bravo?”
“Si bravissimo.”
“E tu? Ti sei ripreso”
“Si. Oggi sono stato attento. Devo ancora dirti grazie”
Il sorriso della ragazza lo riscalda.
E’ il sole caldo di una serata estiva che avvolge i due mentre abbracciati varcano l’ingresso.

E ora: commenti !!!! 🙂

So long

Andrea

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2 pensieri su “Il cane nell’armadio – 4a Parte

  1. Ciao,
    ho letto il racconto. In modo molto sintetico ti dico cosa mi (e non)… :

    MI PIACE:
    -buona l’idea per un racconto, la trama si sviluppa agile e senza troppi intoppi.
    -buone le descrizioni, adeguate a un “corto” che, a mio avviso, ha esigenze di approfondimento ben diverse da un libro vero e proprio.
    NON MI PIACE:
    -Per raccontare usi esclusivamente il presente e il terza persona. Ti consiglierei di approfondire l’uso di ambedue a seconda delle situazioni e del risultato che vuoi ottenere.
    -Il turpiloquio troppo reiterato. Tieni presente che nella ns comune sensibilità, percepiamo in modo molto più profondo ciò che leggiamo da ciò che ascoltiamo (verba volant….) ergo ciò che le persone si dicono può essere riportato in modo letterale solo in casi ben precisi (sottolineature) Viceversa è bene lasciare solo intuire, altrimenti l’effetto scritto scivola verso la volgarità, e ciò non è bene.
    Ciao

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  2. @ Claudio: thanks, per il commento.
    Ammetto che devo abituarmi alla differenza tra la discussione che alcuni possono avere e la resa su “carta”.
    Ne terrò conto per la cose nuove
    So long
    Andrea

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