Il cane nell’armadio – 3a Parte

Come se un regista non avesse aspettato altro che questa domanda, ecco che il film riprende con una dissolvenza in ingresso a ricollegare i fili dei ricordi.
E’ Marco che si avvicina deciso al bancone e ordina. Lia lo ascolta, dapprima perplessa, poi, seguente ad una solare risata,  complice della scelta. La osservano mentre afferra della frutta, pesche pare a Claudio, che subito affetta per poi unirle nello shacker con alcuni liquidi. Mentre lo agita per amalgamare il composto, si muovono i bracciali in stoffa colorata che da anni, forse da sempre, le abbelliscono il polso.
Eccola versare il tutto in alti bicchieri rotondi, che abbellisce con cannuccia e ombrellini di carta, per poi porgerli a loro.

Claudio assaggia il cocktail. E’ buono, sicuramente alla pesca, anche se avverte una retrogusto forte che lo disturba un poco e che non riconosce. A parte tutto gli piace. Man mano che lo beve si sente meglio, euforico quasi. Si sente più rilassato e con maggior voglia si mette a scherzare e a ridere con gli amici. Appena termina il suo bicchiere decide di farsene versare un altro.
Quando sta per richiederne un terzo, sembra che Marco voglia impedirglielo ma Paolo lo ferma, divertito; a Claudio pare che dica: “Non lo vedi che si sta divertendo? Lascialo stare!”
Claudio osserva la pista da ballo. O, meglio, osserva le persone che si divertono li sopra. Il suo sguardo incrocia quello di una splendida ragazza dai lunghi capelli biondi. Sa di conoscerla ma, in quel momento, non riesce a ricordarsi chi è. I due si studiano per un poco e poi è lei ad avvicinarsi. Impossibile distogliere gli occhi da quel corpo slanciato ed abbronzato che felino si avvicina a lui. E’ avvolta in un abito a tubino di lino con spalline, bianco, che non nasconde nulla: né la fatica a contenere il seno, né il perizoma bianco, unico indumento intimo indossato. Claudio rapito si lascia afferrare per i polsi e trascinare al centro della pista; lui che odia ballare decide di seguire e assecondare i movimenti del corpo di questa Venere incantatrice impegnata in una efficace danza di seduzione. Riflessi di luce gli arrivano agli occhi dai bracciali con cui lei adorna il polso destro.
Marco e Paolo li osservano allegri. Ma solo per poco: le loro attenzioni sono presto riservate ad una coppia di ragazze che si avvicinano.

A riportarlo alla realtà è nuovamente il cucciolo, che alzatosi sulle zampe posteriori cerca, con la testa appoggiata alle ginocchia, una qualche carezza.
“Quello che abbiamo bevuto si chiama “sex on the beach“ “ spiega Paolo “ed è un cocktail a base di frutta leggermente alcolico”.
“E’ inutile che ci guardi così” interviene Marco “Lo sappiamo che sei astemio ma era da un po di tempo che volevamo farti uno scherzo sfruttando questa tua debolezza, e grazie alla complicità di Lia, stavolta ce l’abbiamo fatta”
“E la ragazza con cui ti sei lanciato in danze sfrenate è quella sventola della Clara.” conclude ancora Paolo
La voce di Claudio ne tradisce la rabbia con cui sta apprendendo degli eventi: “La Clara?! Ma se non la posso vedere! E voi mi avete lasciato fare? Proprio bastardi!”
“Come sei rompiballe” ribatte Paolo “Va bene, la Clara quando ci si mette è come un mattone sulle balle ma come donna è realmente una bella figa. Più di una volta, nel vederla, i miei pensieri non erano certo di chiacchierarci. Quindi si, ti abbiamo lasciato fare”
“E, sinceramente, quando non vi abbiamo più visto, abbiamo pensato che te ne fossi andato con lei , tanto che abbiamo deciso di cedere alle lusinghe delle Belletti!” puntualizza Marco
“Conoscendovi voi eravate già impegnati con le gemelle e di me non vi fregava un cazzo!”
“Beh, anche questo è vero” conferma ridendo Paolo.
Una abbaiata del cucciolo li distrae nuovamente dai loro pensieri. Questa volta l’attenzione del piccolo quadrupede è attirata da un altro cane, di grossa taglia che al guinzaglio del suo padrone sta passeggiando sul lato opposto della strada. Come tutti i botoli di piccola taglia, Rufus sta ringhiando al rivale mentre si nasconde in mezzo alle gambe di Claudio. Per chi assiste alla scena non è possibile trattenere un sorriso: il dobermann che osserva inclinando leggermente la testa a destra, perplesso, per poi emettere un forte “woof” che temporaneamente zittisce il piccolo botolo. Il quale prontamente si riprende, abbaiando con rinnovato vigore.
Un pensiero attraversa la mente confusa di Claudio.“Si chiama Rufus. Trattamelo bene e stasera portamelo. C.”.
“Vi ricordate come aveva le labbra la Clara?”
Paolo gli risponde che: “Io mi ricordo solo come aveva il perizoma!”, mentre Marco rimane per un attimo in silenzio, poi: “Mi pare che avesse un rossetto rosso. Si rosso. Non molto acceso. Perché?”
“No niente, un dubbio”
“Quindi non è stato con la Clara che me ne sono andato” pensa Claudio.
“Tutte queste chiacchiere mi hanno fatto venire fame” dichiara Paolo “Andiamo a mangiare qualcosa?”
“Volentieri” risponde un convinto Marco.
“Per me va bene, anche perché il discorso non finisce qui” ammonisce un pensieroso Claudio. “Dove?”.
Paolo propone: “A me piacerebbe andare da Giovanni. Le sue specialità liguri mi fanno impazzire”
“Se intendete portare anche lui” si inserisce Alberto indicando nel contempo il cane “vi consiglio la Federica. Ama gli animali e più di una volta mi ha lasciato portare il mio bastardino. Vi farà accomodare nella saletta riservata, quella con l’uscita sul giardino privato. Voi mangiate bene e lui è tranquillo di giocare senza che rompa i coglioni a nessuno.”
L’idea piace a tutti, anche dalla Fede si mangia in modo divino.
Pagate le consumazioni, i tre amici si incamminano lungo la via principale del paese, una stradina in blocchetti di porfido stretta, a senso unico, che taglia in due la zona storica del centro; sui due lati è un alternarsi di negozi, che in questa mattina di domenica, risultano perlopiù chiusi; in fondo si scorge la chiesa.
Mentre procedono tra di loro è silenzio; ognuno di loro ripensa e medita sulla serata precedente; attorno cominciano a formarsi piccoli capannelli di persone, altre procedono lungo gli stretti marciapiedi: è mezzogiorno, la messa è finita andate in pace.
Il piccolo cane a volte li segue, a volte li precedete per poi fermarsi ad annusare angoli di palazzi su cui qualche suo simile ha già impresso l’impronta e lui, imperterrito, che alzando la gamba prova a rimarcare a proprio territorio. In molte occasioni si concede ai passanti, soprattutto ai bambini, che non gli lesinano coccole e carezze ma che istantaneamente abbandona quando Claudio lo richiama e, come se fosse cosa naturale, si porta al suo fianco.
Il ristorante “Bacco” fa angolo sulla sinistra dell’unico incrocio che interrompe il corso principale;  sull’altro lato, la chiesa.
Il Locale è arredato con gusto, un interessante mix di classico e moderno, con sedie in legno e tavoli in metallo e plastica, poltrone in pelle e bancone in marmo ocra egiziano. Le pareti sono dipinte in un delicato verde pistacchio con motivi grechi alla sommità.
Al loro ingresso nel ristorante vengono accolti dalla giovane padrona di casa, la quale si mostra felice della presenza del quadrupede; subito accompagna i ragazzi nella saletta interna e prepara il tavolo che Alberto aveva predetto.
“Sei sicura che non disturba?” le chiede Claudio.
“Scherzi? Mi fa piacere invece.” gli risponde la ragazza che subito si china su Rufus per accarezzarlo e “che bello che sei! Sembri un pupazzetto! Come sei morbido!”
Rufus, felice, decide di ringraziare leccandole una guancia e agitando in modo frenetico la corta coda.
“Questo è il vostro tavolo, accomodatevi. E questi sono i menù.“ dice Federica porgendo la carta del giorno e quella dei vini
“Ah Claudio, ho sentito alcune cose su di te, … che avresti fatto ieri sera … e di cui devi assolutamente parlarmi!!” dice prima di avviarsi verso una nuova coppia che, nel frattempo, è entrata.
Ai suoi amici non pare vero:
“La tua fama ti precede!! Così finalmente scopriremo cosa hai combinato!!” gli dice Paolo;
“Mi sa che la tua reputazione la puoi buttare nel cesso” rincara Marco.
Mentre Rufus è sempre più felice per il giardinetto in cui può giocare libero, l’umore di Claudio si fa sempre più cupo.
“Ma cosa cavolo ho combinato?” è il motivo di sottofondo a qualunque suo pensiero

Continua…..

I commenti sono permessi solo alla fine

Scarica il pdf

Annunci