Il cane nell’armadio – 2a parte

Dopo una lunga serie di squilli una voce risponde dall’altro capo:“Pronto?”.
“Marco? Brutto stronzo dove sei?”
Oggi la vena diplomatica è molto bassa
“Claudio. Ciao. Come stai?”
“Come sto? Di merda, ecco come sto! e sento che tu sai perché sono così vero?”
Dall’altra parte inizialmente silenzio, poi una risata.

“E dai non prendertela. E’ stato solo uno scherzo! Guarda c’è qui Paolo che sta ridendo come un pazzo”
“Ah, ride il troione. Spiegami. Cosa ci sarebbe di divertente nel fatto che io non mi ricordi un cazzo di ieri sera e che, al risveglio, trovi un cane che mi slinguazza tutte le magliette dell’armadio?”
Una pausa è la prima risposta che Claudio riceve. Poi, con un tono che non cela un certo stupore: “Un cane? Ma che cavolo stai dicendo? Non ne sappiamo niente!!”
“Piantala. Dove siete?”
“Al bar . Da Alberto”
“Aspettatemi. Arrivo”
Sempre più confuso, Claudio chiude la telefonata e guarda nuovamente il piccolo amico che fiducioso lo osserva.
“Va bene, vestiamoci e andiamo a scoprire cosa ho combinato ieri sera” si dice mentre apre le ante di sinistra dell’armadio. Decide di indossare un paio di corti pantaloni color cachi in cotone sfilacciati sul bordo e con i tasconi ai fianchi; una canotta collo stretto nera sotto una camicia a maniche corte aragosta completa la vestizione. Ai piedi un paio di scarpe basse in pelle bianca con cuciture blu.
Dopo essersi infilato in tasca il portafogli e in una tasca laterale il telefono cellulare, la chiave dell’auto, il rossetto ed il biglietto, esce dopo aver chiuso a doppia mandata la porta di casa.
Al suo fianco, docile, Rufus.
Scende le tre rampe di scale ed entra nel garage in cui parcheggia la sua vettura insieme all’impolverata bicicletta ed agli elettrodomestici che compongono la sua lavanderia.
Prende con poca destrezza in braccio il cane e lo ripone all’interno del baule, si installa al posto di guida e, dopo aver premuto il pulsante di apertura del portone, percorre il corto vialetto ghiaiato per immettersi nel traffico della domenica mattina.
Il bar “Country” di proprietà dell’amico Alberto è situato nel centro del piccolo paese di provincia a circa cinque minuti dalla casa di Claudio, distanza che l’uomo percorre con mille dubbi di cui non sembra trovare risposta.
Almeno per la sosta è fortunato: trova un posto libero nel piccolo parcheggio del centro, a fianco dell’ingresso del locale. I suoi amici lo attendono seduti sulle sedie in metallo e legno attorno ad un tavolino rotondo all’esterno del locale, sotto una veranda in ferro battuto e copertura in tela chiara.
Non appena scende li vede ridere e darsi delle pacche, chiaramente rivolte a lui e questo lo irrita. Molto. Sente che ne hanno combinata una delle loro.
Perplessi, i suoi amici lo vedono girare sul retro dell’automobile, aprire il portellone e sollevare un piccolo cagnetto.
“E noi che pensavamo scherzasse sul cane”, pensano.
“Di Claudio, hai deciso di cambiare amicizie?” gli domanda Paolo, con il sorriso impresso sul bel volto olivastro circondato da una massa di ricci neri.
“Beh, in fondo dice sempre che siamo degli animali” gli fa eco Marco “probabilmente ha deciso di dedicarsi a quelli veri”. La risata gli esce fragorosa illuminando il magro volto su cui spiccano il naso aquilino e gli occhi azzurri che tante donne ha conquistato.
“Gli animali? Sono affidabili in confronto a voi! Il gatto nero e la volpe bionda.”
“Alberto” chiede mentre si siede al tavolo “posso tenere il cucciolo qui fuori? Ho pure che in macchina faccia troppo caldo per lui.”
Il gestore scrolla le spalle: “Vai tranquillo. Lo sai che io adoro gli animali, soprattutto i cani di piccola taglia, come il tuo Yorkshire. Basta che lo fai cagare da un’altra parte. Ti porto il solito?”
“No, fammi un caffè. Doppio. Stamattina non ci sono con la testa.”
Poi, posando lo sguardo sugli amici: “.. e credo che qualcuno dovrà spiegarmi perché. Vero?”
Mentre il barista se ne rientra all’interno, tra i tre scende un attimo di silenzio, interrotto solo dai  versi del cane che, trovata una pallina di carta, sta giocando sotto il tavolo.
E’ Paolo a spezzare il muro del silenzio: “Lui da dove arriva?”, chiede indicando Rufus.
Claudio fruga nelle tasche e ne estrae il foglio che consegna loro. Paolo e Marco lo leggono e sul loro volto si disegna la maschera della curiosità.  Entrambi un solo pensiero “Ma chi è C.? E soprattutto, cosa ci hai fatto?”
E’ nuovamente il riccioluto ragazzo a prendere l’iniziativa: “Per prima cosa: noi con il cane non centriamo nulla. Secondo: dovremmo essere noi arrabbiati con te che ci hai piantato ieri sera senza dirci niente e ci siamo dovuti arrangiare per tornare a casa”.
“E’ vero” conferma il biondo compagno “non sei stato gentile. Anche se, ad essere sinceri, forse ce lo siamo meritati. E poi le gemelle Belletti sono state felici di accompagnarci”.
Uno sguardo d’intesa e una risata sottolineano quest’ultima frase.
“Mi volete dire che cosa è successo ieri sera?”
“Sul serio non ricordi niente?”
“L’ultima immagine che ho” confessa Claudio “siamo noi che entriamo al “Dedalo”. Poi il buio”
“Del brindisi?” chiede Paolo
“Di quello che hai preso?” rincara Marco
A poco a poco nella mente di Claudio una visione prende contorni più definiti man mano che gli amici gli chiedono le cose. Come un disegnatore che ripassa a china matite abbozzate, un pezzo dei suoi sogni acquista quella trama che al risveglio non aveva.
Ma allora non erano sogni?

“Ricordo che …”
In Claudio si riforma la scena come fosse un film.
Rivede la porta scorrevole in vetro farsi da parte per permettere a lui e hai suoi amici di entrare nel locale. All’interno solo le luci al neon blu che illuminano in modo gli arredi, di metallo e pelle. Sulla destra i bassi divanetti con i loro tavolini in vetro in cui gruppi di ragazzi si scambiano battute, risa e baci; a sinistra la pista da ballo piena di corpi che si muovono avvolti in abiti alla moda al ritmo della musica disco che il dj di turno carica sui piatti; davanti a loro il lungo bancone anch’esso in metallo e vetro con il ripiano in quell’assurdo marmo nero che non centra niente con il resto.
Numerosi avventori appoggiati che si mostrano a se stessi nell’enorme specchiera sul muro, alle spalle dei barman.
Il volto di Claudio mostra tutto il suo disagio per quel posto, non gli piace, troppa confusione, la musica ad un livello tale che non si riesce a sentirla tanto ti penetra a fondo nelle orecchie. Ma Paolo e Marco hanno insistito per andarci e, per questa volta, ha accettato.
Da dietro il bancone, Lia li guarda avvicinarsi, e nota il disappunto in Claudio non appena lo scorge. Lo sa bene che a lui non piace che lei serva in quel locale, negli occhi di lui è tanto il rimprovero ma anche il senso di stupidità per quel pensiero che si manifesta. E’ preoccupato; da sempre lì, al “Dedalo” è tanta la droga che gira.
I due sono vicini, si salutano. Come sempre Lia è vestita in modo semplice ma provocante con un top fucsia e i fouseau neri. Sul bell’ovale del viso le tracce di un trucco leggero; solo i grandi occhi neri contornati da una linea di eyes-liner e le labbra, che alla luce dei neon presentano tanti puntini viola. I suoi capelli neri e ricci, sono raccolti in una coda di cavallo che le accarezza le spalle ogni volta che ruota il capo. La semplice bellezza dei venticinque anni.
Anche Paolo e Marco non possono fare a meno di osservarla, rapiti. Lia gli offre un sorriso luminoso e pieno di affetto; sono consapevoli, però, che non sarà mai carico di passione.

“E piantala! Lascia stare i miei lacci”
Marco si accorge solo ora del nuovo gioco a cui si sta dedicando Rufus, il quale notati i lacci ai piedi delle sue snicker, si sta divertendo a mordicchiarli. Il cane lo guarda con una espressione di divertimento e ricomincia a cercare di afferrarli mentre Marco cerca di scansarlo. Per il cane ogni tentativo dell’uomo di privarlo del suo passatempo è uno sprone a cercare di avere la meglio; alterna delle zampate a dei morsi leggeri.
“Basta bestia. Piantalo o ti do una ripassata che…”
“Vedi di lasciarlo stare o sarò io a ripassare te!” la voce baritonale di Alberto non ammette repliche. Anche la sua stazza da ex-pugile aiuta. Il barista è ritornato con l’ordinazione di Claudio e con una tazza.
“Ecco il tuo caffè Claudio. E questa ciotola è per il mio amichetto peloso.” continua il barista mentre si china a posare il contenitore in coccio con all’interno dell’acqua: “Scommetto che hai sete”
Il cucciolo soddisfatto e vincitore abbandona il suo passatempo per dedicarsi al liquido ristoratore. Due leccate e poi, contento, si corica tra i piedi del suo temporaneo padrone.
Mentre il barista rientra, Paolo chiede: “Cosa ti ricordi ancora?

Continua…….

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