In bici

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“Passo Silara? Fatto. Da solo? No. In compagnia del mio I-Pod”
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In un messaggio si può inserire un traguardo ma le emozioni provate non è possibile.

Non credo esisterà mai la possibilità di comunicare tutte le sensazioni che ho provato oggi, in questa uscita in solitario, sulla mia bicicletta.
Il bello di quando uno sport lo si fa solo per passione, senza l’assillo del tempo, della competizione, senza confronti con gli altri sta nella sfida con te stesso, col verificare i tuoi limiti e con la possibilità di assaporare ogni aspetto dell’uscita: la fatica, la soddisfazione, la bellezza del paesaggio che ti circonda.
Se ripenso a queste quasi cinque ore di allenamento non posso non cominciare dalla difficoltà a sollevarmi dal letto; nella mia testa il pensiero: “Cavolo è sabato, posso finalmente dormire. Chi me lo fa fare di alzarmi alle 7 del mattino per faticare?”.
Già, chi me l’ha fatto fare di zittire la sveglia, di alzarmi, prepararmi, prendere borracce ed integratori, inforcare la mia specialissima ed orientarla verso un passo appenninico? Forse è stato il sole del primo mattino che vedevo tra i pertugi delle tapparelle; forse la consapevolezza che senza allenamento tutte le uscite con gli altri sarebbero state un tormento; forse la semplice voglia di restarmene solo con i miei pensieri. Perché per me la bicicletta, non importa che sia da strada o mtb, è soprattutto una valvola di sfogo, una evasione dalla routine quotidiana, il giusto contrappeso per il  corretto equilibrio psicologico.
E così mi rivedo mentre inizio il mio avvicinamento al Passo Silara, traguardo di giornata con l’unica compagnia del mio I-Pod impostato su brani casuali. E lui, come conoscesse il mio umore e la mia fatica che asseconda, con le giuste melodie, il mio percorso.
Mentre procedo verso le località di Capoponte, e Pastorello, il riscaldamento di oggi, nelle mie orecchie arrivano Elisa, Counting Crow, Giorgia, e Guccini che mi parla dal suo appartamento in via Paolo Fabbri 43. Sono poi il Boss, CSNY, Allman Brothers e Lynyrd Skynnyr ad aiutarmi quando la strada inizia a salire verso Beduzzo e Corniglio.
Sopra di me un tetto di un azzurro intenso, con ricami bianchi ad interromperne la trama. Attorno a me si susseguono scorci della Val Parma che da soli valgono la fatica; la tranquillità di queste strade è un corroborante massaggio per il mio umore.
All’uscita del paese di Bosco so che sta per iniziare il tratto più duro, il Passo mi sta aspettando; sembra saperlo anche il mio compagno che mi spara nelle orecchie Walk alone dei Green Day. Già solo con la mia ombra al fianco.
E con un lieve fastidio ad una coscia, l’inizio di un crampo.
“Tranquillo, sai come si fa. Se non forzi ce la fai ad arrivare.”
Il primo kilometro passa; pure il secondo è superato.
“Bravo, così: trova il tuo ritmo e sali su. Lo vedi che non ti da più fastidio?”
Vedo altri duemila metri scorrere sotto le mie ruote.
“No, non pensare al ritorno, pensa solo a gestirti, ad arrivare al Passo”
Passo sotto l’immaginario triangolo rosso dell’ultimo kilometro ed ecco che le mie orecchie si riempiono di The Final Countdown, Europe 1986. Quanti ricordi legati a questa canzone; gli ultimi mille metri come un lungo flashback in cui riassaporo istanti lontani. Sull’ultima nota emessa dalla tastiera di Mic Micaeli arrivo sotto il cartello che recita “Passo Silara, 1200 m.s.l.m.”.
Mi concedo una piccola pausa prima di riprendere la strada del ritorno e mi gusto il susseguirsi di cime che mi circonda, verdi denti che segano il blu del cielo.
Riparto e percorro a ritroso la strada che mi ha condotto sino a qui insieme ad Anastacia, Roxette, Jackson Browne, Eagle e tanti altri che con le loro parole mi raccontano di altri mondi e altre speranze.
A me basta solo arrivare a casa.
Soddisfatto del giro e felice di averlo fatto.

So long
Andrea

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3 pensieri su “In bici

  1. Mi sembra quasi di vederti durante la tua salita e non ti nascondo che per un attimo solo mi è quasi venuta voglia di spolverare la mia MTB e lasciarmi guidare da lei… Bravo! Continua così!

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  2. m’hai fatto venire nostalgia dei tempi in cui coi miei amici facevamo cazzate del tipo “giro della sabina”(zona a nord di Roma), con cronometro, tappa intermedia, tappa con gran premio della montagna, tappa con arrivo in volata e cronoscalata. pochi chilometri con ritmo indiavolato fin dal primo metro, acido lattico che non faceva in tempo a scomparire per la gara del giorno successivo. una cazzata che rimarrà sempre nei miei ricordi e che amo raccontare a chiunque appena ne ho l’opportunità, come ho fatto ora. per non parlare della scalata del pordoi di quattro ragazzi che non trovavano un perchè nell’essere andati in vacanza a canazei. ad un certo punto l’idea: affittiamo una mtb e saliamo sul pordoi. fantastico. potrei raccontare molto di più ma è solo uun commento non un racconto. magari me lo tengo per un mio post visto che ulti

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  3. Si, si è così: tutto quello che descrivi è come io vivo le mie passeggiate in montagna con i miei cani, nel “mio spazio” e nel “mio tempo”.
    Hai saputo raccontare con le parole giuste tutte le sensazioni che non sono mai riuscita a comunicare.. mi hai commosso e questa volta non sto scherzando.
    Io assoporo anche il silenzio della natura, così pieno di suoni naturali leggerissimi, a volte inaspettati e misteriosi, perchè non siamo abituati a riconoscerli e a classificarli.
    E la fatica, la sfida con se stessi, il cercare la propria dimensione interiore e il proprio equilibrio..
    Bravo, sono contenta che tu abbia voluto regalarci queste righe che mi hanno davvero emozionato

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