Nella tana del nemico

Cap. 1 – L’attacco

Le stelle, splendide compagne. Quando tutto intorno a me si è fatto nero ho creduto di non poterle più vedere. Solo fortuna se ancora i miei occhi si riempiono di tale bellezza. Se chi mi doveva uccidere  non  avesse creduto di aver eseguito gli ordini mentre mi lasciava lì a terra, solo svenuto ed inerme, non sarei  più qui.
Che stolto sono stato. Credevo che nella mia casa al mio paese, lontano da Shadowdale sarei stato al sicuro. E invece.. . Devo rientrare, tornare dal resto della compagnia. Scoprire cosa è successo a loro

Questo pensa Turchino il mago, mentre si guarda attorno dall’alto del promontorio dove ha la sua dimora. In basso la città di Silverymoon, Gemma dei Territori del Nord, è illuminata da migliaia di piccoli lumi.
All’improvviso un batter d’ali squarcia l’aria e un possente drago verde e oro atterra vicino a lui. Dalla cavalcatura scende un uomo. Indossa un mantello grigio che nasconde una armatura di cuoio. Sotto il cappuccio lunghi capelli argentati. E uno sguardo sicuro.
“Goish, tu qui?”
“Vedo che anche tu sei vivo. Forza, è ora di ritornare a Shadowdale”
Il mago raccoglie il suo zaino e il suo bastone. Sale sulla schiena della fiera e mentre si cala sui corti capelli marroni il cappuccio della sua tunica turchese, osserva il suo mondo farsi sempre più lontano e piccolo, sino a scomparire.

Grazie Dea per avermi assistita.
Ancora adesso, ad alcune ore dai fatti, Eufe non riesce a credere di essere in vita. Lei, piccola chierica di razza elfica, è riuscita a sfuggire all’agguato di un sicario. Perché solo di un sicario poteva trattarsi, altra verità non v’era. Qualcuno ha cercato di ucciderla davanti al talamo della Dea a cui lei stava dedicando le funzioni quotidiane. Qualcuno è riuscita a trovarla li, nel luogo a lei più caro, che incantesimi proteggono alla vista dei comuni umani. Un’ombra nera che l’aveva osservata, studiata. Aveva giocato con lei, accettando di seguirla all’interno della sua casa posta tra i rami di una enorme quercia, fingendo di accettare il dialogo. La figura di nero ammantata si è seduta sul bordo del letto, arredo principale che occupa quasi tutta l’unica stanza, e ha accettato di bere con lei. Le ha però chiesto di assaggiare una tisana preparata con le sue erbe. In quel momento si è fatta certezza, nella sua mente, che era realmente in pericolo di vita. Doveva giocare con l’imponderabile. Solo la sorte le ha permesso di fuggire gettandosi dalla finestra mentre le urla di dolore e di rabbia del sicario a cui lei aveva gettato l’acqua calda sugli occhi, rieccheggiavano alle sue spalle. Poi una corsa a perdifiato attraverso il Boschetto dei Druidi, ad est di Shadowdale, ignorando i graffi che rami e cespugli scavavano sulla sua pelle del colore del latte, confidando nella protezione della foresta e della dea per arrivare da Goish, l’ammazzamostri che negli ultimi mesi è stato sia amico che padrone, al momento l’unica protezione che le parve possibile.

“Anche tu qui? Anche tu….”.
“Non si tratta allora di un attacco isolato, tutti noi siamo in pericolo. E chi non è qui sarà salvo? Dobbiamo andare a controllare, presto. Perché chi ci ha attaccato è molto forte, gente addestrata e senza scrupoli. Sono riuscito a ferirlo ma avrebbe probabilmente avuto ugualmente il sopravvento se non fossi fuggito”.
Sono i primi pensieri che Luxord riesce a formulare giungendo a casa di Goish, nel villaggio di Shadowdale, e trovando Eufe.
Consapevole del suo valore di guerriero, Luxord non può non pensare a quanto gli altri vanno a rischiare, e di come i sicari siano impavidi. Lui è un uomo giovane, forte e preparato. Nonostante questo è stato attaccato nel suo letto, nel sonno. Ricorda la mano sulla bocca perché non potesse urlare e quella sul collo affinché non respirasse. Del suo boia solo un volto in ombra sotto un cappuccio scuro.
Nonostante tutto, e grazie al suo fisico possente, è riuscito a liberarsi ma, disarmato, l’unica via d’uscita è stato abbandonare il campo.

Maledetta sbronza
Ho la testa che mi sta scoppiando. E questi insulsi elfi mi urlano nelle orecchie. Non mi è chiaro perché continuano a dire che sono felici del fatto che io sia vivo. Lo so che sono vivo!! Perché non dovrei?

Aveva le idee confuse Picen appena ripresosi grazie alle cure magiche di Eufe e Goish.
Ancora non riesce a comprendere, non sarebbe un nano guerriero altrimenti, che “qualcuno   possa essere entrato in casa mia e sia riuscito ad uccidermi?? Voi state scherzando, o mi prendete per un sempliciotto??”
Perplesso si accarezza la lunga e ispida barba; osserva la grotta, scavata nel Crinale della Volpe, in cui ha dimora, le torce alle pareti di dura roccia d’arenaria, il grande tavolo ovale rovesciato su un fianco e i cocci di bottiglie sparsi sul pavimento. Sull’unica sedia in ordine siede la moglie Elandrassa.
Un senso di inquietudine lo pervade mentre studia il fuoco ormai spento su cui giace un cerbiatto bruciacchiato. Si lecca le labbra come ad assaporare un gusto conosciuto.
Man mano, però, che i compagni gli narrano gli eventi, qualcosa ritorna a definirsi nei suoi ricordi.
“Due figure nere (o era solo una?) che provo a colpire con la mia ascia. Ma sento pesante la mia arma, mi sbilancio, le (la) manco e loro (lei) attaccano. Ricordo il taglio di una lama.”
“Maledetta sbronza”.

“Sconfitto. Nonostante lo avessi intuito mi ha sconfitto. E devo la mia vita a questi compagni che tante volte sono stati un peso”.
“L’ho visto entrare, con lo sguardo cercarmi. Mi ha voluto offrire da bere. L’ho visto mentre scioglieva qualcosa nella mia birra. L’ho sfidato apertamente e lui mi ha sopraffatto!! In maniera quasi semplice. Schivava i miei attacchi e mi infliggeva profonde ferite
L’epilogo glielo ha raccontato Jhaele Silvermane la proprietaria della Locanda del Vecchio Teschio. Gli ha descritto di come il sicario, dopo averlo sconfitto si è bevuto la birra, ha pagato per il disturbo e i danni e se ne è andato sorridente.
Myrtodin, fiero guerriero elfo, fa fatica ad accettare quello che le sue orecchie a punta ascolano, mentre con la schiena appoggiata al bancone dell’osteria tenta di riacquistare le forze. Intorno a lui compagni di recenti avventure lo incoraggiano.
Lui non li sente. Con gli occhi vaga per il locale alla ricerca di elementi che possano condurlo verso sollievi fisici e, soprattutto, morali. Non si scorgono segni particolari di lotta. Nessun tavolo e nessuna seggiola appare fuori posto. Il bancone è integro. Tutto sembra in ordine. Solo il profondo taglio alla sua armatura di cuoio borchiata e l’ampia pozza di sangue ai suoi piedi come muti testimoni della sconfitta.
“E io sono costretto a ringraziare questo gruppo di sbandati”

“E’ amaro il sapore del sangue degli elfi. Soprattutto se è il tuo”
Anche Garumir è stato sconfitto da un sicario, e la sua resa è ancora percepibile dal gusto del sangue che sporca il biondo pizzetto.. Anche lui vede la sua dimora profanata. Anche lui è salvo grazie alle cure di Eufe e Goish.
“C’è stato un attimo in cui pensavo di farcela ad uccidere il bastardo. Sono riuscito a liberarmi della sua presa, l’ho colpito con un calcio, mi sono armato e la mia armatura magica era indosso.
Sono riuscito a colpirlo con la mia spada ma ho commesso l’errore di credere di averlo in pugno; un suo fendente mi ha disarmato, il suo affondo mi ha colpito in pieno petto ed è stata la fine.”
La sua ultima immagine è una pozza di sangue, “il mio sangue” pensa, che lo avvolge e una nera figura che ride.
Poi loro che, accorsi al suo aiuto lo salvano.
Poi un nome, Rummish, che ritorna.
Poi un incubo che ritorna.

“ Rummish. Solo lui può aver organizzato la vostra esecuzione.”
Le parole di Goish sono taglienti, come le armi usate per attaccarli.
“Evidentemente lo avete irato. Probabilmente uniti vi teme anche. Non vi resta che una cosa da fare, andarlo a stanare a casa sua. Fare quello che ha fatto lui. Sfidarlo sul suo terreno, profanare le sue sicurezze.”
Quella che si prospetta alla compagnia è una nuova avventura. Questa volta non lo fanno per fama e denari. Non vi sarà gloria al loro ritorno “ma solo la vostra vita. Se ucciderete Rummish potrete vivere liberi.
Per farlo vi fornirò informazioni e l’aiuto di nuovi elementi”.

Tutto questo viene mostrato da una sfera di energia ad una oscura figura che la mantiene sospesa tra le mani.
“Poveri illusi!!
Lo sento che le loro menti si sentono sollevate dagli eventi. In loro vivono sensazioni di fortuna e sollievo, rabbia e paura. Credono di essere vivi per le loro capacità o per la falsa illusione di avere la signora bendata che veglia su di loro.
Stolti!!.
Non sanno che devono la loro via a me!! E’ per mio volere se sono vivi!! Io ho voluto che alcuni di loro sopravvivessero, i curatori, in modo che potessero rigenerare gli altri.
E così vogliono sfidarmi ancora?
Folli!!
Che vengano pure, perché non resta loro che questo e Goish lo sa. Ed è ciò che voglio. Ucciderli, per l’oltraggio e i fastidi che mi hanno arrecato.”
A questo pensiero una risata, un urlo che pare provenire dalle viscere della terra, esce dalla bocca della figura di verde ammantata.
“Dopo loro toccherà a Shadowdale e la vendetta sarà completa”.
La sfera sparisce.
E la figura sorride.

…….. Continua …….

Il Libro è acquistabile:

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So long
Andrea

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5 pensieri su “Nella tana del nemico

  1. Pingback: MF’S Blog » Nella tana del nemico

  2. Cosa dire di questo libro se non che è semplicemente fantastico! Lo ammetto sono di parte visto che sono uno dei master che si sono inventati la storia (anche si il grosso del lavoro è toccato all’amico Mirco).
    Penso però che la bellezza del libro non sia la storia, una classica storia fantasy, ma nel bellissimo modo di scrivere di Andrea (ti invidio molto :-)) il suo bellissimo modo di caratterizzare i personaggi e i luoghi di gioco, la sua facilità nel farti “entrare” nel libro. Grazie Andrea, aspetto la prossima puntata…
    Saluti
    Bona

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  3. Ciao Andrea, allora eccomi qui che cerco di commentare..non so se sono in grado ma ci provo!! Allora partiamo dal presupposto che invidio molto la capacità di che sa e chi prova a scrivere quindi già per questo tu e il tuo racconto prendete un sacco di punti!! i personaggi sono descitti molto bene quindi per questo non posso dire molto…io direi che descrivi poco profondamente i paesaggi…. e inoltre direi che liquidi qualche parte troppo velocemente!! per il resto la punteggiatura ma già lo sai perchè ne parlavamo andando a Lucca!!! Mi piace molto…. anzi molto molto… aspetto con impazzienza la seconda parte… sempre se riusciamo a trovare il tempo per giocare!! un bacione

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  4. Ciao Andrea
    eccomi finalmente a lasciare traccia anch’io di pareri e commenti alla tua opera prima.
    Innanzi tutto ho riletto qualche pagina del tuo racconto e ti confermo che l’impressione che mi rimane è quella di leggere un copione, un bel copione da film, o di gioco se vuoi..ma pur sempre più incentrato su quello che un personaggio fa, come agisce e si muove che sulla descrizione di un mondo di personalità originalie sentimenti e senzazioni.
    Forse il modo di raccontare, esclusivamente al presente, forse l’urgenza di seguire il filo di un’avventura e di tutte le sue sorprese.. non so, non sono in grado di capire bene e di spiegare le mie “personalissime” impressioni.
    Voglio comunque farti tantissimi complimenti, come la tua amica Ceci, per avere iniziato a scrivere e avere già migliorato, in brevissimo tempo, la qualità del raccontare (la fluidità, l’uso degli aggettivi, la ricerca di introspezione maggiore, anche un po’ la punteggiatura, forse..).
    Preferisco, lo sai, i tuoi racconti brevi, li trovo più completi, personali e accattivanti, meno “costruiti” quindi più immediati.
    Per ultimo, devo proprio dirtelo non apprezzo tanto le “parolacce” e certe esclamazioni dei tuoi personaggi, che trovo un po’, come dire, a volte troppo calcate senza motivo.
    Adesso ti saluta una che non ne capisce nulla di scrittura e che ama solo e tanto leggere, soprattutto Vargas e.. La sognatrice di Ostenda (ma come cavolo si scrive il nome dell’autore ?! ) Li riconosci ? Ciao Ciao

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  5. Si li conosco e sai bene la considerazione che ho di loro.
    Della Fred Vargas ammetto di apprezzare soprattutto le cose più nuove, mi sembrano molto più mature e richhe delle prime.
    Eric-Emmanuel Schmitt è un autore che un amico mi ha fatto scoprire e che non finirò mai di ringraziare per questo. I suoi racconti sono sempre una fonte inesauribile di riflessioni, emozioni e di crescita.
    Come pochi altri vorrei averlo con me se mi capitasse di diventare un Robinson Crusoe.

    Grazie a tutti per le parole e i commenti.

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